Libri
Ritratto della Callas
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di Marica Recchiuti
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 -“Nadia, se dovessi morire prima di te voglio che tu dica a tutti chi ero veramente. Tu mi conosci meglio di molti altri.” Queste le parole di Maria Callas rivolte a Nadia Stancioff, la collaboratrice ma soprattutto l’amica che l’ha seguita da vicino per molti anni. Tutti conoscono la voce che l’ha resa Divina ma pochi l’anima alle redini di una vita densa di: avvenimenti, rivolgimenti storici, incontri magnetici e trasformazioni memorabili. Nadia Stancioff attende anni prima di pubblicare un libro che descrive in frammenti vividi o impressioni fotografiche l’amica con cui ha condiviso emozioni e visioni. L’autrice del “Ritratto della Callas”, giunto immediatamente alla ristampa, osserva un profondo rispetto per la persona che ritrae quasi magicamente, delinea ambienti e situazioni vissute senza mai scadere nell’elogio, transfert di una certa tensione (ritmo) è il desiderio di obiettività che la sospinge nello scorrere dei capitoli. Non vira sulle fragilità della Callas: sul suo bisogno di dialogare fino a tarda notte per sentire i suoi amici accanto, non sorvola il bisogno di sentirsi amata, ancor più acceso nell’animo di un artista, ancor più acceso nel rivestire la sua sensibilità.
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Da sinistra: Maria Callas con la madre Evangelia Dimitriadis e la sorella Jakinthy. Grecia primavera 1940.(proprietà. J. Stathopoulos Kalogeropoulos) |
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Questo sentir tanto in un corpo privato-provato a causa: della presenza dominante di una madre imponente che si batteva per vederla affermata, del confronto con una sorella molto corteggiata quando lei soffriva per problemi di sovrappeso, esule da una guerra che le aveva scosso alcune corde interiori, nell’amore per un uomo (Onassis) che la mise da parte e a cui lei non riuscì mai a sottrarsi interiormente (lo amava oltre se stessa/ si ama contro volontà/ si Ama). Cosa provoca il dolore in vita? Ferisce, uccide, porta alla disperazione, annienta, isola psicologicamente. E poi? Il dolore è fonte di conoscenza: di se stessi, delle proprie pulsioni più segrete e di quelle altrui. Perfetta la mimica, la gestualità e lo sguardo della Callas sul palcoscenico, inchiodava l’attenzione, diremo di più con gli occhi di Nadia, indossava il palcoscenico, le scene, i personaggi e tutta la gamma di emozioni che sapeva ricondurre al proprio volto dal cuore. Una superstrada di fiori e dolori da far sconfinare e da offrire in dono al pubblico, una volta poi ancora fino alla fine (della voce e di un’epoca d’oro). Amava la gente, l’amava come solo un animo altruistico sa fare, “Al di là del bene e del male” (come direbbe Nietzsche), nell’unico modo in cui si realizzava la vibrazione dal suo corpo. Un corpo duttile e vulnerabile, un corpo delicato che impressionava e sfumava sensazioni, occhi evidenziati dal potente tocco di mascara che la contraddistinse, fino alle sue labbra aperte al riso o chiuse nel dolce tremore della malinconia e ad occhi lucidi di vita.
Anche Woody Allen ama il corpo, esiste una sfera del cervello (scientificamente dimostrato) in grado di riconoscere il volto, l’espressività del viso propria delle persone sensibili, una forma di intelligenza che è fascino e motore di un trasmettere diretto. “Non mi piace essere chiamata “La Divina”…Io sono Maria Callas. Semplicemente una donna.” (John Gruen, The New York Times, 31 ottobre 1971). La sua ascesa non fu facile: il Conservatorio ad Atene, il secondo conflitto mondiale alle porte, il periodo negli Usa(1945), l’Italia (1947), la consacrazione e, finalmente, il suo ingresso alla Scala (1951). Ascesa tortuosa e dolorosa in cui non mancarono gli iniziali e numerosi rifiuti serviti dagli ambienti della Grande Musica. Eccezionale il temperamento della Callas in risposta alla frustrazione, la fermezza di una donna che ha sofferto, continua a risentirne, ma accresce nell’ostinazione e la sete di non cedere. La Musica era la sua certezza, la casa e l’amor proprio, l’amore con cui un artista si consacra alla vita, con cui ama la vita. La rinuncia a questo punto non poteva radicarsi come saggezza ma come l’umiltà dell’impotenza, morte di un’anima dedita al canto: la Callas perpetuò l’ostinazione per non rinnegar se stessa.
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Maria Callas in vacanza a Tragonish (proprietà Nadia Stangoff) |
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Le basi solide sono quelle di una donna che conosce il suo dono (La Musica), estrema nelle sue vertigini vocali come nel suo sentire, estrema come il suo sentire, quindi, fedele a se stessa. Nadia Stancioff lascia risaltare attraverso alcuni particolarismi descrittivi la duplicità dell’artista (e, spesso, della natura umana): da una parte Maria, una personalità forte della sua arte (determinata e perfezionista), dall’altra una Maria vulnerabile, preda della solitudine che gli scorre al petto, consapevole dei singulti dolorosi ma celati, forse per un amore rinnegato dalle azioni di un uomo molto amato (purtroppo, estremamente affarista). – “Sei troppo fiduciosa, mia cara Nadia. In questo mondo, l’onore e l’onestà non esistono più. Non fidarti di nessuno nemmeno di quelli che ti stanno più vicino. Non è orribile dover vivere così? Dobbiamo stare sempre sulle difensive. Ci colpiscono sempre più forte perché noi siamo alte e imponenti. Diamo l’impressione di essere forti. Ci si aspetta che cadiamo in piedi, senza lacrime, senza crollare. Nessuno ci consola, nessuno si dispiace per noi. Mi fa infuriare! Perché la gente non capisce che anche le grandi donne sono fragili come quelle minute? Quanto mi piacerebbe lasciarmi andare. Le lacrime delle donne fanno miracoli. Sono stanca di raccogliere i pezzi da sola, tu no? Avrei dovuto imparare da tempo a piangere fuori dalle scene.” Alla scrittrice il difficile compito nel quale si disimpegna brillantemente: restituire un ritratto onesto di un’amica alla quale è capitato anche di essere Maria Callas.
Un “anche” atto a sottintendere strati e strati di parole, di feroci segreti, di tanto “non detto e letto” tra le righe, di attimi di vita che scorrono negli occhi di Maria, che scorrono agli occhi di Nadia, nel volo di palloncini colorati che offrirono al vento in un giorno qualunque, di sorrisi confidenti sulla spiaggia, di carezze a barboncini complici dei giochi, di dolore che attanaglia il corpo di una donna che lo cavalca o vi soccombe ma sempre con spirito indomito. L’Amore per Maria (comune alle anime grandi), significò tante cose: apertura al prossimo, dedizione, estenuante ricerca, abbandono nelle braccia amate del suo uomo. Un abbandono sempre ferito ma innegabile in due anime che si appartengono, nulla, persino il matrimonio con la First Lady poteva separare (realmente) Aristotele Onassis dalla Callas, la donna con cui c’era attrazione magnetica, intimità, fuga e ritrovo. La donna che parlava la sua stessa lingua. Neppure la morte nulla può contro due anime che si rincorrono, morte che quando colse Onassis ormai devastato dalla perdita del figlio, lasciò la Callas come disanimata.
Un libro che permette al lettore di viaggiare con occhi fissi, pietrificati nel moto suadente di una scrittura che viaggia metaforicamente dall’ardore al ghiaccio, una narrazione che si sente scorrere nei nervi, la tensione è quella che abbraccia gli istanti della solarità di Maria, una donna che sapeva apprezzare le piccole cose con semplicità. Nadia si dimostra descrittiva e mossa da profonda umanità, tocca le corde dell’anima con ardore senza mai eludere il candore, nel ricordar Maria è la sua stessa anima a vibrare mossa da quel che ha carpito di lei. Per comprendere un liuto si è inevitabilmente suonatori del liuto o controfigura di un’anima. Questo o in parte. Oppure, parafrasando Oscar Wilde: “Le grandi passioni sono per le anime grandi e i grandi eventi possono essere contemplati solo da chi si trova nell’identico livello.”
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Maria Callas e Nadia Stangoff sul set di "Medea" Turchia 1970. (proprietà Nadia Stangoff)(si ringrazia l'Editore Giulio Perrone per averci concesso la pubblicazione delle foto) |
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Note Autrice
Nadia Stancioff è di origini bulgare ma ha vissuto tra l’Italia e l’America. Ha lavorato per anni nel campo delle Public Relations collaborando a stretto contatto con star e personalità italiane e straniere tra cui Federico Fellini, Franco Rossellini e Pier Paolo Pisolini. Ha incontrato la Callas nel corso della realizzazione del film Medea, per il quale ha fatto da ufficio stampa, assistente e controfigura della Callas, della quale da allora è diventata amica e confidente. Attualmente vive a Roma.
Riferimenti Bibliografici
Nadia Stancioff, Maria-Ritratto della Callas, Perrone Editore, Roma, 2007.
Prezzo € 16,00
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(16.11.2007)
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Contributi presenti 19/11/2007 7.44.33 luigi: Grandissima e fragilissima, come molti
personaggi che esulano dal normale. 19/11/2007 12.49.58 Marica: "Sensibility is a particular gift"/ This. 23/11/2007 14.35.57 Marco: Qualcuno ha detto <<le aquile non volano a stormi>>, lei ha volato così in alto da doversi sentire terribilmente sola.
Davvero una donna con una grandezza d'animo confrontabile con quella di un Beethoven. 23/11/2007 23.30.55 Marica: Se nessuno ti comprende completamente si dice che (o sei un genio che precorri i tempi o sei un pazzo). Però c'è una soluzione alla solitudine del genio: "Quando le avanguardie sono andate troppo avanti, devono avvisare le retroguardie". Una questione trasmissiva del sapere (ma non sempre è ammessa). "Al genio cognitivo" c'è rimedio (a livello di solitudine), "al sentire" no, è una questione di Natura. La vera solitudine propabilmente non è logica ma emozionale. Maria provava libertà quando permetteva a tanti palloncini colorati di librarsi in aria. Questa è poesia. M.
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