Il paese della domenica
Caprarola e la sua reggia
 
di Antonio Mazza
 

  E’ davvero superbo l’effetto visivo osservando il Palazzo Farnese dall’asse viario principale, l’antico “Lo Deritto”, dal Vignola concepito come una sorta di corridoio. E ne risulta una magnifica fuga prospettica, con i due borghi ai lati che guidano lo sguardo del visitatore verso l’alto, il Palazzo giù in fondo. Caprarola e la sua dimora regale, il paese concepito in funzione della “maraviglia” voluta per celebrare la casata giunta al soglio pontificio (Alessandro Farnese, eletto con il nome di Paolo III, grande mecenate ma anche incline al nepotismo).

  E meraviglia resta ancor oggi, a vederla ingrandirsi man mano che si risale la centrale via Nicolai, con edifici religiosi e civili ristrutturati dal Vignola. San Marco, l’Ospedale, Palazzo Riario, il Duomo, tutto il tessuto urbano medioevale alterato e stravolto in funzione della nuova strada che doveva superare il dislivello fra l’abitato di Caprarola ed il Palazzo. Il progetto originario, poi abbandonato, era del Sangallo: Jacopo Barozzi, detto il Vignola, lo riprese, realizzando un capolavoro in quel gusto scenografico tipico del Barocco (l’originaria forma pentagonale, di sapore militare, venne addolcita in struttura civile, di lussuosa dimora di campagna)


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  Le scenografiche rampe d’accesso fungono da preludio alla munificenza figurativa che si dispiega subito nel vestibolo e nelle stanze adiacenti, affrescate dagli Zuccari, e nel Salone di Giove, con pitture del Vignola. Dal cortile, di geometrica bellezza, si accede alla Scala Regia, a chiocciola, con le sue trenta colonne doriche binate, squisita opera vignolesca (spettacolare come il cortile, anch’esso opera del Barozzi) con leggiadre decorazioni di Antonio Tempesti. Sono motivi  a grottesche e paesaggi presenti anche nella Galleria del Cortile.

  Il Salone Regio o dei Fasti di Ercole è una sublimazione della tecnica del “trompe-l’oeil, dovuta alla vena estrosa dei fratelli Zuccari,  con prospettive ingannevoli che mutano a seconda del punto d’osservazione. Dopo la Cappella Circolare decorata di stucchi ed affreschi, particolarmente interessante il Salone dei Fasti Farnesiani, con episodi che illustrano la storia della casata, originaria di Francia. Seguono l’Appartamento Estivo e l’Appartamento Invernale del cardinale Farnese, entrambi composti di sale ricche di affreschi ed altri spunti decorativi (notare il soffitto a cassettoni della  Camera della Torre e della Sala dei Sogni).



  Un cenno a parte meritano la Sala degli Angeli e quella del Mappamondo, sontuosa l’una, con effetti sonori particolari, quanto suggestiva l’altra, con rappresentazioni geografiche secondo le conoscenze dell’epoca (autori, in entrambe le stanze, Giovanni de’ Vecchi e Raffaellino da Reggio). Infine la Sala Circolare, dove le carrozze entravano girando intorno ad un’enorme colonna. E non dimentichiamo lo scenografico giardino, con la leggiadra Palazzina del Piacere e le agili fontane, con quel senso di armonia uomo-natura tipico del Barocco che contribuisce a fare della Reggia un luogo di delizie. 

  La Reggia di Caprarola rappresenta il trionfo del Manierismo, che nell’Alto Lazio sembra di casa (Villa Lante di Bagnaia, anch’essa del Vignola, i Mostri di Bomarzo, la Fontana Papacqua a Soriano nel Cimino: un itinerario da week-end, essendo i luoghi poco distanti l’uno dall’altro). Ma anche celebrazione plastica del Potere. I “Fasti Farnesiani”, appunto.



 

Come si arriva: la Cassia verso Viterbo, 

poi la Cimina in direzione del Lago di Vico.

Orario di visita 9-16, biglietto 2 euro, gratis sotto i 18 anni e sopra i 65.

 
(22.10.2009)


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