Politica
Riforma della giustizia sotto processo.
di Agostino Melillo
 

Art. 111 della Costituzione della Repubblica italiana: “ La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo ed imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata. [...]  Perché tutto questo clamore attorno ai buoni propositi della recente attività legislativa?  Il 12 gennaio 2010 ha avuto inizio l'esame del ddl 1880, noto come “processo breve”. Il Disegno di Legge propone “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi in attuazione dell'art. 111 della Costituzione e dell'art. 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo”.



In particolare è prevista l'estinzione dei processi di cui non è stata emessa sentenza entro due anni dall'imputazione nel medesimo grado, per reati che prevedono pena non superiore ai 10 anni. Si tratta, dunque, di stabilire tempi certi e ragionevoli per i processi (circa sei anni), snellendo un sistema macchinoso e dispendioso. Tutto ciò risponde alle accuse volte dall'Unione Europea riguardo all'inefficienza del sistema giudiziario italiano ed in favore del Cittadino.   Il 20 gennaio il ddl è stato approvato dal Senato, dopo opportune modifiche, tra i malumori dell'Udc, l'indignazione del Pd e le vistose proteste, con tanto di cartelloni d'accusa e occupazione dell'aula, da parte dei Senatori dell'Idv.



Il partito di Di Pietro reclama l'incostituzionalità delle proposte di legge avanzate dal Governo; Bersani avverte che anche il Pd darà vita una strenua battaglia politica in assemblea e nelle piazze. Il ddl è adesso al vaglio della Camera. Fini annuncia che sarà svolto un lungo lavoro di revisione. Legiferare per l'ottimizzazione del sistema giudiziario è un'urgenza da tempo all'attenzione degli addetti ai lavori, ma il disegno di legge necessita di molte migliorie prima di diventare legge. Il presidente della Camera ha manifestato durante diversi interventi la necessità di fornire più risorse per gli operatori di giustizia. “In Italia i tribunali funzionano solo fino alle 2 del pomeriggio, è normale che ci siano tempi biblici”.




Il “processo breve”, denominato processo “a tempi certi” dagli esponenti della maggioranza, può essere un primo passo per l'adeguamento del sistema giudiziario ai canoni europei, ma deve essere elaborato attentamente e nell'interesse di tutti.  Perché tutto questo clamore, ripeto, attorno ai buoni propositi della recente attività legislativa? L'opposizione davvero vuole preservare lo status quo?  Le ultime manovre del Governo Berlusconi appaiono come frutto di una mirata strategia, volta alla tutela dell'interesse privato e all'immunità dai processi da anni a suo carico. Il Presidente del Consiglio sembrerebbe alla ricerca di un nuovo sotterfugio che possa forgiare un solido scudo di guarentigia e consenso tele-popolare per proteggere se stesso dai numerosi capi d'accusa di cui è imputato (caso Mills, Mediatrade, ecc...).



Dopo la dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale, il disegno di legge è visto come un modo per legittimare la prescrizione dei processi, in particolare quelli che interessano il Premier stesso, rientranti,  coincidenza o no, tutti entro i parametri proposti. Nonostante quanto venuto a galla riguardo alla corruzione, a “vallettopoli”, ai fondi neri, all'autoreferenza legislativa, Berlusconi continua ad operare senza remore come ha sempre fatto, portando alla luce del sole espedienti che fino a pochi anni fa avrebbe potuto svolgere soltanto in completa segretezza, dispensando dichiarazioni talvolta sardoniche, talvolta surreali, giocando con l'opinione pubblica e con la legge.




Le ultime dichiarazioni informano che egli non intende presentarsi ai suoi processi per via del timore, innescatogli opportunamente dai suoi onnipresenti legali, che in tribunale possa essere accolto da veri e propri plotoni di esecuzione.  Il bene del cittadino non può di certo esser pretesto per la tutela del singolo. Il “processo a tempo certo” potrebbe portare la democrazia verso tempi sempre più incerti.

 
(25.01.2010)


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Contributi presenti

26/01/2010 7.12.21 luigi:
Fosse vivo il Marchese del Grillo avrebbe già affidato l'incarico di far suonare a morto le campane, per il decesso della Giustizia. Ciò che preoccupa nn è tanto l'arroganza politica del Potere che il Sultano esercita, ma il silenzio - quasi connivente, eccetto proclami d'annata - di tutte le componenti sane della Repubblica; alcuna esclusa. Che vergogna!

26/01/2010 21.12.16 Antonio:
il problema è serio e coinvolge la vita di ogni cittadino che finisce nelle "mani della giustizia" la lotta vera è se il potere politico deve avere la supremazia sulla magistratura o viceversa, oserei dire una lotta fra poteri per chi deve comandare questo povero e disgraziato paese. Intanto ragioniamo, è vero che i processi durano all'infinito, è vero che molti innocenti rimangono sulla graticola per anni per poi essere dichiarati innocenti, è vero che molti arrestati dopo anni di galera vengono dichiarati innocenti è la Stato paga, è vero che i magistrati se si tratta di processi che li portano alla ribalta televisiva fanno di tutto per mostrarsi mentre i poveracci offesi dal reato non li fila nessuno è vero che i giudici che sbagliano in mala fede o omettono il lavoro non pagano mai perchè non imputabili, infondo i politici chiedono la parificazione. Dall'altro lato si da l'impressione che i politici si vogliono salvare il culo. la verità sta nel mezzo è i cittadini devono pregare Dio con ci finiscano mai in mezzo. lotta fra titani e potenti per chi deve comandare e non servire il paese, peccato che non si può dare un sonoro calcio nel sedere a costoro perchè sono intoccabili fisicamente e giuridicamente.

27/01/2010 15.22.46 Paolo:
Condivido le osservazioni del signor Antonio che ha centrato il problema. Rimane il fatto che nessuno é innocente, ma non mi riferisco agli imputati che vanno in aula ma a quelli che non ci vanno. Mai, purtroppo.

 
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