Attualitą
Il prodotto Colombia in vendita.
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Conferenza di geopolitica (un po’ ambigua) sulla Colombia all’Università di Roma.
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di Claudio Palazzi
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 L’ambasciatore colombiano in carica in Italia, Sabas Pretelt De La Vega, ha tenuto una conferenza nella facoltà di scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. L’evento era stato presentato come una lezione di geopolitica con dibattito riguardo al tema latinoamericano, ma si è rivelato alla fine una sorta di promozione per la vendita del “miglior” prodotto sud Americano: la Colombia.
L’ambasciatore De La Vega, del resto, ha solo fatto il proprio dovere cercando di rendere il suo paese un posto piacevole agli occhi degli stranieri e in particolar modo a dei giovani, potenziali investitori italiani, che, appena usciti dall’università, potrebbero pensare di avviare un’impresa nei pressi di Bogotà. Ma non tutti i presenti sembravano d’accordo con questo ritratto un po’ edulcorato del paese, in netto contrasto con quanto si legge sui giornali di tutto il mondo. Così, ad esempio, la studentessa colombiana dell’ottava fila, che non sembrava affatto condividere gli elogi dell’ambasciatore alla politica adottata nel proprio paese.
De La Vega, nella sua presentazione, ha affermato di aver studiato recitazione, insegnandola poi all’università. In effetti il modo di esporre i fatti, la gestualità e la capacità con cui è riuscito a coinvolgere i presenti in sala, nonostante gli argomenti trattati piuttosto tediosi, hanno evidenziato in pieno la sua preparazione scolastica. Le argomentazioni sono state tutte accompagnate da slides che riguardavano dati statistici sulla “straordinaria” evoluzione, quasi ai limiti dell’incredibile, che ha compiuto lo Stato della Colombia negli ultimi venti anni. I dati estremamente positivi, accompagnati da battute piacevoli ed una gestualità ridondante, riportavano alla mente una politica populista piuttosto conosciuta in Sudamerica, dove parola e gesto insieme servono a propagandare una situazione sociale e politica idilliaca.
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La scelta ponderata di Uribe nell’affidare la carica a un rappresentante del suo governo con grande talento nella recitazione non meraviglia, ma, ogni minuto che passa sembra infastidire sempre più la ragazza colombiana dell’ottava fila, che continua a non lasciarsi influenzare. Alcuni degli studenti presenti nella sala sembrano invece persuasi dalla dialettica di De La Vega: i sequestri da parte delle Farc e i morti, frutto della guerra tra l’esercito istituzionale e le truppe paramilitari, sono quasi spariti. La lotta alla cocaina ha preso la strada giusta ed è in via di risoluzione. Questa ventata di ottimismo può sembrare declamatoria a tal punto da divenire piuttosto fastidiosa. Ma soprattutto De La Vega dovrebbe capire che chi è estraneo al problema potrebbe volerne sapere di più ed andarsi a informare da altre fonti, rilevando dati diversi che rendono giustizia a molte delle critiche della nostra studentessa colombiana dell’ottava fila. Per fare chiarezza intanto ricordiamo che in Colombia nel 1948 iniziò un'epoca di violenze che sfociò in una guerra civile, durata fino all'inizio degli anni sessanta, che vide coinvolta la malavita legata allo spaccio di droghe. Tutto ciò ha dato luogo all'attuale conflitto armato in Colombia tra il governo, la guerriglia comunista dell’ELN e le FARC, formazioni paramilitari e trafficanti di droga, che ha provocato migliaia di morti, feriti, sfollati e persone scomparse, classificando la Colombia come uno dei paesi più violenti del mondo, nonché uno dei maggiori esportatori di droghe.
Uribe è stato eletto nel 2002, primo presidente appartenente a un partito diverso da quello liberale o conservatore negli ultimi 150 anni. L’impegno che ha preso, appena salito in carica, è stato quello di porre fine alla violenza attraverso il rafforzamento istituzionale. Durante il primo mandato, Uribe ha raggiunto un accordo che ha consentito un processo di smobilitazione dei gruppi paramilitari. La coalizione di governo è riuscita a riformare la Costituzione. I militari hanno assestato un duro colpo alle strutture dei gruppi armati illegali ma, nel 2008, un'operazione contro questi gruppi ha provocato una crisi diplomatica con Ecuador e Venezuela.
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L'attuale economia colombiana, pur con vari punti di forza, presenta un precario livello di sviluppo. A determinare questa situazione contribuiscono sicuramente la grave instabilità politica di un paese in cui formazioni paramilitari legate al narcotraffico contendono allo stato la sovranità sul territorio.
Le politiche adottate da Uribe, nonostante abbiano ridotto le attività criminali e di guerriglia, non sono sostenute da molti, perché ad oggi sono state spesso usate tattiche militari con palese violazione dei diritti umani. Di continuo vengono denunciati abusi da parte delle forze armate operanti all'interno del paese, ma i sostenitori di Uribe credono che un’intensa azione militare sia necessaria per combattere ogni tentativo di azione dei guerriglieri.
Di chiunque sia la ragione, il quadro della situazione colombiana non è così idilliaco come viene dipinto da Sabas Pretelt De La Vega. La nostra studentessa forse esagera, ma non ha torto: la Colombia non è un paese “tranquillo”…
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(30.01.2010)
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