Gli Speciali della Voce
"Le Case Chiuse",furono un problema o una soluzione?
(Lo Stato e le Case Chiuse: prima guardone, poi esattore) - prima parte -
 
di Enzo Movilia
 

Quando il Direttore mi ha chiesto di preparare un “servizio” sulle “Case Chiuse”, dette anche, “Case d’Appuntamento” o semplicemente “Postriboli”, ho avuto un attimo di titubanza, perché mi è sembrata una provocazione dal sapore vagamente goliardico, forse dovuta all’ottimo “Lametia” bevuto in compagnia delle nostre mogli in un delizioso ristorantino di via Dei Cappellari, zona Campo De’ Fiori.
“Guarda che dico sul serio. Mi devi fare un ‘servizio’ sulle Case Chiuse, perché dobbiamo spiegare ai lettori  di “La Voce di tutti”  perché il 47% degli italiani, quindi quasi la metà, chiede la riapertura delle Case.
Mettiti al lavoro!”
Ed eccomi qua a parlare di un argomento di cui mai avrei pensato di dovermi occupare e, naturalmente, lo farò a modo mio, cioè con il tatto, la discrezione ed il linguaggio che il tema richiede, ma anche con un pizzico di humour che non guasta mai.
 

 

Un po’ di storia



Il “mestiere più antico del mondo” nell’antica Roma veniva esercitato nei “lupanari”, le case di piacere dell’epoca, così chiamati perché in latino le prostitute venivano chiamate “lupe”, termine ripreso da Giovanni Verga ne “La Lupa”.
Non tutti sanno che resti archeologici di uno di questi allegri luoghi sono stati rinvenuti sotto la chiesa di Sant’Agnese in Agone, a Piazza Navona, testimonianza certa che la santità può affondare le sue radici e germogliare dappertutto, persino nei luoghi ove si svolgevano pratiche non propriamente edificanti.
Per quasi due millenni lo Stato si disinteressò completamente di ciò che avveniva in quei luoghi chiusi, si fa per dire, e a nessun ministro dell’Economia era mai venuto in mente di andare a “vedere” il giro di affari che ruotava attorno alla prospera attività dei postriboli.
A metà del diciannovesimo secolo ci pensò lo scapolo impenitente Camillo Benso conte di Cavour a dare un’occhiata lì dentro, ma non lo fece per piacer suo, ma per far piacere…a Napoleone III.
Vediamo come andarono le cose.
L’esercito piemontese non ce l’avrebbe mai fatta da solo a sconfiggere l’Austria per la conquista del lombardo –veneto e Cavour pensò di chiedere l’aiuto di Napoleone III.
Ben conoscendo la debolezza dell’imperatore dei francesi per le belle donne, l’astuto conte piemontese ebbe l’idea di sfruttare a proprio vantaggio l’intelligenza e l’ambizione di una fanciulla di straordinaria bellezza: Virginia Oldoini, nata a Firenze il 27 marzo 1837, ma torinese di adozione dopo le nozze con l’anzianotto Francesco Verasi Asinari di Castiglione.



Di questo conveniente ma infelice matrimonio, “Nicchia”, questo lo strano nomignolo datole in famiglia) incolperà la madre, alla quale rimprovererà, soprattutto, di non averla portata a Parigi dove avrebbe potuto incontrare Napoleone III. Se lo avesse fatto, l’imperatore avrebbe potuto sposare lei e non la spagnola Eugenia.
A tutto c’è rimedio ed al buon Camillo Benso le idee non mancavano certo, specialmente nello stato di bisogno.
Dopo averla studiata a fondo, Cavour si rese conto che Nicchia faceva al caso suo e mandò la cugina (lo era diventata per matrimonio) a Parigi dove col suo fresco fascino e la sua incontenibile spregiudicatezza, non avrebbe avuto difficoltà a conquistare Napoleone III e a convincerlo a sposare la causa sabauda.
La conquista avvenne in pochissimo tempo, lei 20 anni, lui 50, perché Virginia eseguì alla lettera le raccomandazioni dello sfacciato Cavour: “cara cugina, conquistatelo con qualunque mezzo che avete a disposizione”.



Nicchia capì al volo e non perse tempo.
L’imperatore cominciò a farle costosi regali, ma i regali arrivavano, numerosi ed altrettanto ricchi, anche da altri ammiratori, tanto che nei salotti buoni della pettegola Parigi era stato coniato il più  urticante nomignolo che potessero affibiarle: “vulva d’oro”.
Le malelingue narrano che la stessa imperatrice Eugenia, in una delle molte teatrali entrate di Virginia “Nicchia” con un ciondolo a forma di cuore che le arrivava abbondantemente sotto la cintura, la indicò alle dame presenti con queste soavi parole:
“Ecco dove la contessa di Castiglione ha il cuore!”
I risultati dell’attività diplomatica  di Virginia arrivarono e furono notevoli. 
Napoleone III accettò di scendere a fianco dei piemontesi nella II Guerra di Indipendenza contro l’Austria, ma una delle condizioni poste, non saprei dire se tra le più importanti, fu quella di assicurare ai suoi soldati impegnati nella guerra il “riposo del guerriero”, da godere in luoghi sicuri, allietati dalla presenza di belle figliole dai costumi non particolarmente castigati.



Il buon Camillo, si dette subito da fare ed autorizzò l’apertura in Lombardia di un certo numero di “case” controllate direttamente dallo Stato.
Fu l’inizio di uno dei più redditizi business della Pubblica Amministrazione ed il 15 febbraio 1860 vide la luce il “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”.
La data del 15 febbraio 1860 è una data fatidica, perché segna ufficialmente la nascita delle “case di tolleranza”, così chiamate proprio perché venivano tollerate dallo Stato.



Il Regolamento suddivideva le case di tolleranza, che chiameremo, in maniera meno ipocrita, semplicemente “bordelli”, in tre categorie e lo Stato fissava per ognuna di esse le tariffe:
Case di lusso:                       5   lire
Case di medio livello:          da 5 a 2 lire
Case popolari              2   lire    da non confondere con le civili abitazioni)



 
(31.01.2010)


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Contributi presenti

01/02/2010 9.33.31 Maria Pia:
Non credo siano molti quelli che riescono a parlare di argomenticosì delicati come fa il signor Movilia che ancora una volta ci ha proposto con grandissima classe un tema non facile da trattare.

01/02/2010 15.09.51 Stefano:
Finalmente si parla di un argomento che molti fanno finta che non interessi. Provate a chiedere a genitori che hanno figli più che adolescenti, oppure a giovani e uomini di mezza età che non hanno mai avuto il coraggio o la possibilità, per qualsiasi ragione, di poter gioire di uno dei paceri della vita. E' ora di buttare via la maschera. Bravi!

01/02/2010 15.51.03 luigi:
Arrivato tardi, per motivi anagrafici, poichè nel frattempo già chiuse - ma lo scrivo senza ombra di rammarico, sia chiaro - mi sono incuriosito scoprendo che già sotto Caligola ci fu un primo tentativo di disciplinare le "case", tassando i tenutari e le prostitute. Il mestiere de quo era molto più antico; il primo si racconta. Nel 1432 Alfonso d'Aragona - re delle due Sicilie - assegna la "patente di roffiano" (ruffiano, n.d.r.) ad un suo confidente, autorizzato così a far svolgere il meretricio in uno stabile. I bordelli c'erano da sempre, ma si fingeva di non saperlo finchè, come ci dice il Movilia, Napoleone III ..., per come le case funzionavano già in Francia, sotto il controllo di rigide legge statali Nel 1859 fu emanato il decreto che autorizzava l'apertura delle "case chiuse" (notare la contraddizione!); Atto che il Conte Di Cavour fa trasformare in legge il 15 febbario 1860. "Case di tolleranza" poi definite "chiuse" poiché i gestori avevano l'obbligo di tenere sempre chiuse le persiane delle finestre. (fonte Internet)

01/02/2010 18.00.57 enzo :
La seconda parte del servizio che uscirà a giorni confermerà esattamente ciò che sostiene il signor Luigi. Probabilmente abbiamo pescato nello stesso pozzo e le integrazioni che arricchiscono il servizio sono tanto preziose quanto gradite.

02/02/2010 8.30.16 Carlo:
Avete fatto bene, i casini sono quelli di oggi nelle strade, non quelli di ieri che erano luoghi tranquilli e sicuri.

02/02/2010 9.13.33 saverio:
Bellissimo servizio. Parlare di un tema delicato e sensibile come questo richiede classe e buon gusto che all'Autore non mancano davvero. Il suo modo di raccontare é avvincente e appassionante. Complimenti al vostro giornale

02/02/2010 17.07.48 serena:
La sescrizione della contessa di Castiglione é un capolavoro di arguzia ed ironia, ma quella di Cavour é reale e poco conosciuta, perché i libri di scuola privilegiano altri aspetti della personalità del conte. Stupendo il tariffario ed irresistibile la nota a fianco delle "case popolari"

04/02/2010 8.28.55 Marcello Sensini:
Se nei bordelli era lo Stato a fissare le tariffe, oggi, per le strade, chi le fissa? Certamente non le prostitute, quindi qualcun altro, cioé gli sfruttatori E questa sarebbe la soluzione dal punto di vista morale e sociale? No, a mio parere, per tappare un buco (ma non lo dico con ironia) hanno provocato un danno irreparabile, e la morale religiosa non é esente da colpe.

05/02/2010 21.58.09 Antonio:
Ammetto che si tratta di un argomento molto delicato, e molto complesso e riguarda la vita di persone che oggi non si prostituiscono per piacere ma perchè costretti dalle varie mafie mondiali. Sono daccordo alle case chiuse, sotto controllo dello stato, rilascio della fattura e solo se, le persono che praticano questo mestiere sono libere, coscienti e volontarie. Un modo per rimpinzare le casse dello Stato, che così probabilmente anzi, senza probabilmente, sarebbe in attivo,

 
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