Cultura
Calder il genio della forma.
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Il Palazzo delle Esposizioni ospita le installazioni di Alexander Calder.
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di Claudio Palazzi
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 Roma, il Palazzo delle Esposizioni è gremito di sculture innovatrici. Sembrano eseguite da un avveniristico Mirò ma invece si tratta di Alexander Calder uno degli artisti più affermati al mondo, purtroppo morto nel 1976. Quindi le opere d’arte dell’artista statunitense non possono risalire a prima di 34 anni fa, ma hanno a tutt’oggi precorso l’arte che usa forme interagenti con lo spazio che le circonda.
L’influenza del citato Mirò attraverso le colorate installazioni è palpabile, ma il “nuovo” rappresentato da Calder è la presenza di forme astratte in movimento, quelle che l’artista chiama i “mobile”, dietro suggerimento di Duchamp. Si tratta di vere e proprie opere d’arte costruite in modo da poter ruotare o traslare, mosse da spostamenti d’aria o manovrate con l’intervento di addetti al museo o ancora mosse da semplici motori. Ma non finisce qui, perché la vera attrazione sono le conseguenze del movimento intrapreso dagli oggetti: alcuni riproducono dei suoni urtando altri oggetti di diverse fattezze: dal vetro, al legno, alla lacca; altre opere proiettano, con giochi di luce, delle ombre che riproducono sagome in continua mutazione. Ancora altri lavori proiettano luci colorate provenienti da vetri di bottiglia colpiti da luci su più punti da diverse angolazioni. La particolarità dell’operato di Calder è che lascia allo spettatore l’interpretazione nei diversi attimi in cui l’opera compie alcuni spostamenti cambiando forma, producendo suoni, mutando colore. Una stessa opera di Calder può essere osservata anche per ore poiché le emozioni che provoca sono un continuo divenire a causa del costante mutare di forme e di spazio.
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Quello che stupisce è la semplicità dei materiali utilizzati per creare le eterogenee forme astratte, sono tutti pezzi di oggetti che spesso Calder raccoglieva a terra e assemblava insieme. Le frequentazioni che ebbe nel periodo in cui si trasferì a Parigi hanno inequivocabilmente plasmato la sua arte. Molti sono stati gli artisti d’avanguardia noti che ha incontrato e a cui, come già detto, ha avuto modo di ispirarsi: Mirò, Mondrian, Lamp. Al Palazzo delle Esposizioni si possono ammirare alcuni dipinti che seguono la corrente di questi grandi nomi del mondo contemporaneo.
Figlio d’arte, Calder, sin da piccolo inizia a realizzare lavori improvvisando con i materiali più semplici. A distanza di anni e dopo aver intrapreso studi di ingegneria, riprende a creare opere con semplici oggetti, come il fil di ferro con cui si sente molto a suo agio. I soggetti per lo più da lui rappresentati sono personaggi mitologici come Ercole o Romolo e Remo. Il riciclaggio che fa dei materiali in uso lo porta a evolversi sempre più e a realizzare una serie di “mobili” appesi al soffitto tra cui “Small Sphere and Heavy Sphere” presenti al Palazzo delle Esposizioni.
Al piano superiore del Palazzo si osservano alcune foto che documentano momenti di vita di Calder e alcuni suoi capolavori installati in parchi pubblici come il Teodelapio esposto a Spoleto.
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La mostra è assolutamente consigliata a chi è amante dell’arte di avanguardia. Bisogna dotarsi di tanta immaginazione e estro per apprezzare a pieno questa esibizione. Come già detto, una parte fondamentale è giocata dallo spettatore che dovrà essere catturato dalle diverse forme per interpretarle con la creatività di cui è dotato. Può essere un’ ottima occasione per tirare fuori l’artista che è in noi e magari, perchè no, trovare l’ispirazione.
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(04.02.2010)
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Contributi presenti 07/02/2010 16.57.47 giovanna: ho visitato oggi, 7 febbraio, la mostra di Calder, mi ha incantato. Condivido il tuo entusiasmo
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