Cultura
Artisti italiani a Parigi.
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Boldini, De Nittis e Zandomeneghi al Chiostro del Bramante. Gli esportatori dell’arte italiana in Francia.
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di Claudio Palazzi
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 Il Chiostro del Bramante a Roma ospita “la fuga di cervelli”. La colorita asserzione è usata per descrivere la particolarità connaturata alla mostra che accoglie opere di grandi artisti italiani con protagonisti Boldini, De Nittis e Zandomeneghi. La peculiarità consiste nell’emigrazione perpetrata da tutti i pittori ospiti dell’esposizione. Il fascino esercitato dalla Parigi dell’epoca rende la città una calamita per tutti gli artisti provenienti da ogni angolo della terra. È il periodo denominato Belle Epoque che rende la Francia protagonista dell’arte contemporanea. Non è solo l’arte a giovarsi di questo florido periodo, anche in altri ambiti intellettuali e di carattere tecnologico si ha un riscontro eccezionalmente positivo. La Parigi della seconda metà dell’800 è anche sinonimo di benessere per quanto riguarda il ceto medio che questi artisti rappresentano. Il 1871, anno in cui Boldini decide di trasferirsi a Parigi, è una data estremamente significativa. Alla fine del 1870 la Prussia sconfigge la Francia a Sedan arrivando ad assediare Parigi. In opposizione ai prussiani si crea la Guardia Nazionale e sarà questo uno degli elementi che determinano la nascita della Comune di Parigi, breve governo socialdemocratico che mantiene il potere tra il 26 marzo e il 28 maggio 1871, quando le truppe francesi rifugiatesi a Versailles irrompono guidate da Mac-Mahon per istituire la Terza Repubblica.
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Il fermento creato dai numerosi accadimenti di cui è protagonista la capitale francese segnano particolarmente l’estro degli artisti bohemienne dell’epoca. E questa situazione influenza anche gli artisti provenienti dall’Italia. L’arte che contraddistingue questi pittori è caratterizzata da una forte eterogeneità. Boldini si presenta inizialmente come un macchiaiolo di notevole talento ma, osservando le sue opere nel corso del tempo, è facile notare in lui un cambiamento di stile che risente dell’influenza del verismo e dell’impressionismo francese. Come macchiaiolo usa rapidissimi colpi di pennello, le cosiddette "sciabolate" che danno vita e movimento ai suoi quadri. Era esperto di letteratura francese e riusciva a interpretare e quindi a rappresentare molto bene la più alta eleganza femminile. Le donne ebbero sempre un ruolo di primo piano nella sua vita, nel ritrarle egli ne esaltava le caratteristiche migliori, allungava gambe, mani, piedi per accrescerne il fascino naturale.
L’eclettico artista si ritrova con un collega nostrano di altrettanto grande spessore, Giuseppe De Nittis,forse più orientato di Boldini verso le correnti francesi. De Nittis si trasferì a Parigi nel 1867 dove conobbe diversi artisti dell’epoca e sposò Léontine Lucile Gruvelle che influenzò le scelte sociali ed artistiche del marito. La sua tecnica pittorica era strettamente contemporanea. Le sue ambientazioni preferite erano nei boulevards di Haussmann dove ritraeva le passeggiate in carrozza, le corse ippiche, il pattinaggio invernale. Per i paesaggi De Nittis si servì della tecnica tipica impressionista, realizzando immagini lievi e delicate.
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Il terzo “migrante” ospite della mostra è Zandomeneghi, le cui opere riprendendo la tecnica della macchia e risentono dell'intonazione realistica toscana. Nel 1874 l’artista parte per Parigi. Dei tre “italiani di Parigi”, Zandomeneghi è quello più vicino all’ambiente impressionista. Zandomeneghi non frequenta la Parigi elegante di De Nittis e Boldini, ma risiede nel quartiere bohèmien per eccellenza, Montmartre. Come per Boldini la donna è il soggetto che ama ritrarre, ma lo fa nel campo della moda. La vicinanza a Degas lo influenza nell’uso dei pastelli per raffigurare le scene di nudo che colgono giovani donne. L’opera di Zandomeneghi viene considerata un ponte artistico tra Venezia e i Macchiaioli prima e tra questi ultimi e gli impressionisti poi.
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Mettendo a confronto i tre artisti, al Chiostro del Bramante, con questa mostra, si viene a conoscenza della Parigi di fine ‘800 attraverso i dipinti che raffigurano gli aspetti che la caratterizzavano: atelier, teatri e caffè. In questo modo si gode questa atmosfera venendo trasportati indietro di più di un secolo, respirando l’aria delle ambientazioni bohemien che hanno affascinato gli artisti di tutto il mondo.
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(20.02.2010)
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