Editoriale
Scoppia il G8 ed ecco subito Fastweb.La nausea
 
di Antonio Mazza
 

  Poiché, come è ben noto, ho il viziaccio della cultura, imperdonabile in questo paese  che tende ad una omologazione spesso imposta dall’alto, mi viene spontaneo, quando scrivo qualcosa che riguardi l’attualità, evocare un libro che me la richiami. E cosa meglio de “La nausea” del grande scrittore esistenzialista Jean-Paul Sartre per sintetizzare in una parola quello che non solo io ma tanti – e non sono pochi, per fortuna – uomini e donne di buona volontà provano in questo momento per lo schifo a tutto tondo che dilaga in ogni angolo dello Stivale? D’accordo, la corruzione non è una novità, dal 1870 in poi la storia d’Italia è un florilegio di scandali (rileggetevi le cronache locali e nazionali), ma mai ha raggiunto le punte endemiche di questi giorni. Ed è fango che monta e rischia di sporcare anche il cittadino onesto al quale, innanzi all’arroganza di chi delinque, nonché alla sicurezza che, fra prescrizioni, depenalizzazioni & varie, il tizio se la cavi con poco e anche meno; a questo “civis probus”  che rispetta le leggi del suo paese, nonostante tutto, vien meno non solo la fiducia nelle istituzioni ma la speranza nel futuro: la speranza di un cambiamento per un’Italia diversa, non più dei furbetti ma dei cittadini.



 E quando cade la speranza è finito tutto. E’ questo che sta per accadere? Sì è questo, ma abbiamo ancora un po’ di anticorpi da mandare in trincea per la battaglia finale, l’Armageddon che deciderà quale sarà l’Italia dei prossimi anni, se una parodia di paese o qualcosa di più serio. Intanto si ruba, si evade, si inquina, si sfascia il territorio, è una corruzione ormai estesa a tutti i livelli, per contagio, il principio etico divenuto da tempo un fastidioso optional in questo che, formalmente, dovrebbe essere il paese più cattolico d’Europa. Ma non mi voglio infognare nel discorso sull’ipocrisia di quelli che si battono il petto e poi truffano allegramente il prossimo, è un tema non certo nuovo che richiederebbe un altro tipo di analisi (per esempio un ragionamento sulla coscienza intesa come responsabilità, questione affrontata con una consapevolezza diversa dalla cultura protestante). Qui mi limito ad osservare che, da tempo ormai, con una brusca accelerazione negli ultimi anni, è in atto una sorta di grottesco gioco delle parti. Da un lato il peggio, cioè l’Italia allo sbando per un pugno di criminali e corrotti, dall’altro il paese che non ci sta, si ribella, invoca la legge, insomma protesta. Ecco, noi siamo quelli che hanno il diritto (sancito dalla Costituzione) al mugugno, ché tale è, null’altro che la possibilità di “dirgliene quattro”, ma nulla cambia. Anzi, se passano le norme auspicate dal PdL (dal processo breve al limite nelle intercettazioni telefoniche), pure quel poco che si riesce a fare  contro il Male che devasta l’Italia va in malora. E resta solo il brontolìo (sancito dalla Costituzione).  Che fare innanzi a tutto questo?



 Gli scandali sono diventati come le ciliegie, uno tira l’altro, scoppia il G8 ed ecco subito Fastweb, si mischiano i nomi, Anemome, Scaglia, Balducci, nel mondo politico è un fiorire di inquisiti, quello lo beccano con la tangente in bocca, l’altro mentre contratta al telefono, è tutto un marciume che tracima e puzza. Ma di questo quadro fa parte anche il dissesto idrogeologico del paese, un comune su tre che si frana addosso, perché a monte v’è spesso il tacito accordo fra i palazzinari (una brutta genìa, con alcune eccezioni, per fortuna) ed i politici locali. Ho ancora negli occhi lo spettacolo allucinante della montagna che slittava (meglio, rotolava) verso il basso e l’altro, non meno triste, del Po avvelenato dal petrolio, e penso al mio vecchio sogno di una sorta di Norimberga (anche e soprattutto retroattiva) per i reati ambientali commessi in questo paese (per quelli del Po chiedo l’ergastolo). Ferite che non sono solo al territorio ma agli uomini, in quanto provocano rovina e morte e spesso non è solo un fatto di corruzione ma semplice ignoranza, quel micidiale pressappochismo al’italiana (un esempio? In molte fiumare calabre o hanno costruito o le hanno ridotte a discarica, ma quando succede il disastro si invoca l’aiuto dello Stato. Troppo comodo, no?). Prospettive? Ora siamo in campagna elettorale ed i grossi problemi del Paese restano sullo sfondo ma torneranno dopo, più minacciosi, ché la crisi non è punto finita, anzi. Si taglia ovunque per risparmiare, ma in modo dissennato, privilegiando il privato al pubblico, come d’altronde è nella logica della “Azienda Italia”, perseguita dal Cavaliere ed i suoi.




  A proposito del Cavaliere avete notato l’espressione dura, direi quasi cattiva, che da un po’ di tempo ha sostituito la sua propensione al sorriso? Guardatevi l’ormai famosa sequenza fotografica dove compare Verdini il quale, accortosi d’esser passato davanti al Capo in conferenza, si fa piccolo piccolo, vorrebbe autodisintegrarsi. Di certo per Berlusconi i problemi verranno dopo le elezioni e qualche segnale già c’è. Per esempio Schifani, sempre in sincrono con il Capo, per la prima volta ha esternato in modo poco ortodosso. Di Fini lo sappiamo bene, è un politico serio, e spero sinceramente che la sua linea sgomiti un bel po’ nel PdL, per fare da contrappeso alla parte FI e Lega (si legga fra le righe della sua risposta a Berlusconi che parla di “giudici talebani”).
  Attendiamo, (poco) fiduciosi che le cose cambino e, nel frattempo, ascoltiamo l’appello di Saviano a non abbassare la guardia, per non perdere la nostra dignità. E mi viene in mente il bel film di Ken Loach, “Il mio amico Eric”, con il suo messaggio ben chiaro: solo uniti, solidali, si può fronteggiare e sconfiggere il Male. Ecco, facciamo muro, tutti insieme, per iniziare a costruire una nuova Italia.



 La voglia di uscire dalla palude c’è e l’ha dimostrato il Popolo Viola, accorso in massa a piazza del Popolo, con il suo desiderio di “pulizia”: aria nuova, che ci sgorghi i polmoni da tutti i miasmi di questi anni, dove la logica del profitto ha svuotato di senso la politica, umiliandola. E’ ora di trasformare l’azienda-paese in qualcosa di meno trionfalistico e di più umano, ma non c’è molto tempo…          

 
(28.02.2010)


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Contributi presenti

01/03/2010 9.12.21 luigi:
Quando si può godere dell'impunità e dell'immunità istituzionale ci si lascia andare ad ogni sorta di saccheggio; anche quello delle coscienze. A caduta, e rapportato alle proprie possibilità operative, verso il basso si imita il Capo, all'insegna del "così fan tutti" e, convengo, solo una Norimberga, ma con condanne finali pesanti, pesantissime, può dare una ripulita a questo lerciume che oramai ha invaso tutto e quasi tutti. Personalmente sono stanco delle proteste di corridoio, basta abbaiare alla luna, occcorre passare alle vie di fatto; in un modo o nell'altro. Ciò, considerato che anche il Garante della Costituzione sonnecchia. Altrimenti, oltre il danno c'è la beffa della protesta sterile e questo proprio non mi va giù.

 
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