Editoriale
Finanziaria. Lacrime e sangue?
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 Sì, certo, come previsto: per i soliti, come al solito. E’ da copione, quando c’è una crisi
e allo Stato occorre dragare soldi dove va a parare? Quelli a reddito fisso, quelli con manovra finanziaria limitata, non gli altri, quelli che giocano a dadi con la partita iva o, con un clic, smuovono fantastilioni da un punto all’altro del pianeta. Non loro, quelli che speculano, gli eurofurbetti che, insieme ai pescecani internazionali, creano bolle o semplicemente distruggono economie in nome del dio profitto. Un loro dio personale che sta accelerando quel processo di dissoluzione in atto da alcuni anni e che è difficile fermare, perché in un mondo globalizzato non ci sono più compartimenti stagni ed il contagio è immediato.
Dunque i 24 miliardi della manovra fiscale a firma Tremonti. Lo scopo è quello di snellire la spesa pubblica e, in effetti, siamo tutti d’accordo nel volere uno stato meno elefantiaco, ben conoscendo gli sperperi delle varie amministrazioni. Ma se essere “light” significa puntare il reddito fisso, siamo davvero alla recita come da copione ed è inutile addolcire con colpettini dati qua e là, tipo un 10% per ridurre i costi del Palazzo. Un po’ ridicolo, con tutte le prebende che hanno quelli della Casta (un 40-50% sarebbe stato una cosa ragionevole), ma serve come specchietto per le allodole. Ci sono poi altre riduzioni, talune neanche male, come quelle che riguardano le auto blu o enti inutili. Ma come la mettiamo con gli enti locali?
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Berlusconi dice che non ha messo le mani in tasca agli italiani, vero, non direttamente, ci penseranno regioni e comuni, soprattutto questi, che l’abolizione dell’Ici, mossa demagogica per vincere le elezioni, ha messo a terra (e molti piccoli comuni, per assicurare un minimo di servizi, svendono il territorio ai palazzinari).
Spese per invalidità. Anche qui chi non è d’accordo che ci siano controlli per azzerare tutta quella pletora di falsi invalidi che succhiano soldi pubblici? E così i tagli sulle consulenze, il cui importo spesso indigna il cittadino comune (e magari sono consulenti strapagati che affossano l’ente che dovrebbero salvare e di esempi se ne potrebbero fare parecchi). Sullo slittamento delle pensioni occorre una trattativa fra le parti, così come sulla questione del turn-over, mentre invece credo sia da criticare senza se e senza ma il discorso sulle case fantasma. Puzza di condono lontano un miglio, qualche migliaio di euro e 2 milioni di abitazioni abusive legalizzate. Come da copione anche questo.
Ma torniamo alla faccenda del pubblico impiego. Tremonti dice che bisogna rilanciare i consumi e davvero crede di poterlo fare penalizzando proprio coloro i quali animano il mercato che non è fatto dai ricchi, loro vanno “alto”, ma dal ceto medio (ormai in frantumi), con quel suo minimalismo domestico? E’ questo che smuove il mercato, la piccola spesa quotidiana, non la pelliccia o la cayenne turbo o lo yacht, siamo in un'altra dimensione, peraltro neanche sfiorata da questa ambigua manovra finanziaria 2010. Ambigua, perché non espande ma deprime e, soprattutto, guarda solo al qui ed ora e non in prospettiva come Francia e Germania con ben altre somme in bilancio (rispettivamente l00 e 80 milioni di euro). All’italiana, oggi è così, domani si vedrà. Il risultato è che ha creato grossi malumori, nell’opposizione ovviamente, fra i sindacati (ma ormai è ruggine su quasi tutto) e all’interno stesso della maggioranza, specie la Lega, che vede in forse il federalismo fiscale (cominciamo bene, si chiedono soldi perché lo Stato ha tagliato). E ora? E poi?
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Noi, con molta superficialità, pensiamo che, passata la tempesta americana e superata quella greca, con un po’ di sacrifici tutto si rimetta a posto. Non è così, qualsiasi misura si prenda oggi risulta solo un palliativo, perché il male è nel sistema, nella sua logica ormai divenuta perversa. Un tempo c’era anche la speculazione sui mercati, ma si trattava di una cosa contenibile con misure correttive modertamente severe, mentre oggi tutto sfugge in quanto siamo in una fase “post”. Siamo oltre il capitalismo, che già racchiude in sé, qualora non controllato, germi di autodistruzione, e mi riferisco al capitalismo classico, quello di guadagnare per investire-produrre. Ma se il meccanismo si inceppa libera quel veleno che ora è in circolo ed ha nome capitalismo finanziario, capitalismo virtuale, quello appunto dei fantastilioni sulla pelle dei più deboli.
Un capitalismo di rapina, questo oggi è il fantasma che si aggira nei mercati del mondo globalizzato, un qualcosa cui si può far fronte (male) solo su tempi brevi perché, sul lungo periodo, è destinato ad ingoiare uomini e risorse, in crescendo. Fino alla resa dei conti che sarà inevitabilmente tragica, con un pianeta spento perché sfruttato fino all’ultima zolla e con un’umanità lacerata, pochi ricchi, molti poveri e tanta rabbia pronta ed esplodere. Vogliamo davvero tutto questo? Siamo ancora in tempo per cambiare modello di sviluppo, prendendo spunto proprio da questa crisi davvero globalizzata. Ma il profitto non deve più essere l’unico scopo. Basta con il pornocapitalismo, ché tale è ormai in tutto il mondo. Riscopriamo l’uomo, la sua parte più autentica, quella ancora capace di sognare, dove il profitto è solo mezzo e non fine. Il giusto mezzo.
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(26.05.2010)
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