Politica
E la Palestina?
 
di Antonio Mazza
 

  Non m’ha sorpreso quanto è accaduto fra pacifisti e marina israeliana, diciamo che me l’aspettavo, ma non in modo così violento e fuori di ogni logica. In quell’area ormai la tensione è estrema, perché la politica non ha saputo dare risposte demandando tutto ad azioni militari, così che qualsiasi gesto scatena una reazione spesso incontrollata, come è avvenuto. Da parte dei pacifisti era certamente una provocazione ma tutta simbolica, per rompere quel vuoto di cui dicevo, lo stallo che ha ridotto Gaza ad un limbo di disperati e, di converso, ha dimostrato l’insipienza della classe politica israeliana ad affrontare un problema che si trascina dai tempi della costituzione dello stato ebraico.
  Secondo Danny Avalon, del Ministero degli Esteri, in realtà a bordo v’erano armi e molti dei componenti la missione pacifista erano legati alla Jihad islamica e Al-Qaida, il che giustifica l’azione della marina. Sarà ma pochi ci credono (e le proteste a livello internazionale in taluni casi  sfiorano l’incidente diplomatico), sia perché le autorità turche avevano già filtrato il materiale contenuto nella stiva della nave arrembata dai commandos, sia perché è drammaticamente nota la capacità di azione delle forze armate israeliane, la loro risposta sproporzionata a qualsiasi tipo di minaccia (vedi l’inferno di Gaza, più di mille morti palestinesi fra i quali duecento bambini).
  Aggressione deliberata o reazione alla “violenza” dei pacifisti?  Poiché, oltre alle numerose, troppe vittime dell’assalto, ci sono anche feriti fra i soldati, partiamo dall’ipotesi israeliana, dello scontro cercato per forzare la mano. E’ possibile che un nucleo di estremisti abbia volutamente usato le armi strumentalizzando la missione e giocando così sulla pelle di tutti i pacifisti presenti? E che senso avrebbe se non isolare maggiormente Gaza ed i palestinesi in generale proprio ora che c’è un certo gelo fra gli USA, grande alleato e sponsor, ed il governo Netanyahu, sempre ambiguo nel frenare l’espansione dei coloni? E questo, si sa, è un macigno sulla difficile strada dei colloqui di pace israelo-palestinesi.
  Ma non ha neanche senso l’altra ipotesi, quella dell’aggressione deliberata che può solo incrinare maggiormente l’immagine di Israele, che già non gode di molta simpatia perché in nome della sua – legittima – sicurezza compie azioni che spesso Amnesty condanna (come le cluster bomb in Libano e il fosforo bianco su Gaza. Anzi, per Gaza, dopo molte reticenze, sono stati proprio gli alti comandi militari ad ammettere l’uso del fosforo). Non credo ci fosse un ordine preciso di attaccare le navi e colpire duro i pacifisti, sarebbe stupido, un’azione penalizzante, che si ritorcerebbe contro Israele. E i risultati li vediamo, quanto mai negativi, in particolare la rottura con la Turchia che poteva essere un buon mediatore nel pasticcio medio orientale, nel senso che essendo uno stato di cerniera – fra Occidente ed Oriente – islamico ma moderato (la laicizzazione dello stato voluta da  Ataturk), poteva esercitare una funzione di calmiere nei confronti dell’Iran, percepito come un pericolo da Israele (e quindi evitare possibili e devastanti conflitti locali).
  Il punto è che c’è un vuoto politico in Israele, una classe inadatta al suo ruolo, come ha affermato più volte Moni Ovadia, intellettuale ebreo critico, incapace di contenere il fanatismo dei coloni e che sul problema palestinese tergiversa, soprattutto ora, con il “duro” Netanyahu. In questo vuoto di potere si inserisce con prepotenza Tsahal, l’esercito, ed agisce di conseguenza, come sanno fare i militari, ma con la repressione non si ottiene nulla, se non odio, che rischia di rendere pura utopia lo slogan “due popoli due stati”. Dico questo senza però fare sconti ad Hamas o i vari gruppi jihadisti dei quali condanno fermamente gli atti di violenza, ma è pur vero che Hamas fu usato da Israele in funzione anti OLP.
  Qual è la prospettiva nell’immediato futuro? Si andrà oltre la protesta internazionale per affrontare il problema palestinese o continuerà ad essere un’ipotesi, alla faccia di Abu Mazen ed i suoi che se ne stanno lì buoni ad aspettare un “regalo” che non verrà mai? Dopo quanto è accaduto ci sarà una ripresa di dialogo con i dissidenti di Hamas dialogo che, per la verità,era già iniziato e forse proprio questo era l’obiettivo dell’assalto alle navi. Ma “dopo”? Un’altra, più sanguinosa Intifada? Qualcuno ha detto che il peggior nemico degli ebrei è proprio Israele, la sua politica repressiva che alimenta l’antisemitismo. Per conto mio mi auguro che torni alla ricchezza delle origini, quel socialismo messianico che traspare dalle pagine di “Ladri nella notte”, il bel romanzo di Arthur Koestler. E ritrovi quel seme di democrazia che ne ha fatto uno stato libero e moderno, ma può farlo solo con il dialogo e non con la forza. 



 
(31.05.2010)


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