Spettacolo
Emir Kusturica al Taormina Film Fest
di Giuseppina Borghese
 

La quarta giornata del Taormina Film Fest si è aperta all’insegna del grande cinema d’autore, con la conferenza tenuta dal celebre regista bosniaco Emir Kusturica. La lezione, che è stata anticipata dalla proiezione del documentario “Maradona” (presentato nel 2008 fuori concorso a Cannes), ha fornito diversi spunti di riflessione per un ricco dibattito sul rapporto tra processo creativo e produzione economica, tema particolarmente caro ad uno dei cineasti più anticonformisti e originali dell’attuale scena europea. Kusturica ha posto subito l’attenzione sulla cattiva interpretazione dell’arte che il mondo di Hollywood ha dato negli ultimi anni, con personaggi incartati e artefatti incapaci di veicolare la normalità, approvando, invece, il modello di “comodità” dell’arte, concetto improprio, visto il processo travagliato, talvolta mistico, che in genere porta alla realizzazione di un’opera. In opposizione alla spietata legge del business che governa le alte sfere della produzione americana, l’autore di “Underground” ha trovato estremamente interessante il lavoro del romano Matteo Garrone, che con il suo “Gomorra” si è posto all’attenzione del grande pubblico pur non appartenendo ad alcuna scena nazionale o internazionale (i riferimenti sono principalmente rivolti al periodo della New Hollywood, che muoveva dalle stesse basi). La grandezza del suo lavoro consiste proprio nella capacità di raccontare una realtà contorta malgrado la sconfortante omologazione dei media, sempre più controllati e ridotti a mero strumento di propaganda.
Non sono mancati i riferimenti  alla mitizzazione di Maradona, che nel documentario viene ripetutamente rappresentato come una divinità: “La tendenza idolatrica è parte dell’essere umano: chi ha potere assembla le persone e le governa. Questa legge non regola solo lo spettacolo, ma è ciò che è accaduto anche in politica con Castro e, attualmente, qui in Italia con Berlusconi. Il potere mediatico determina, in fondo, le sorti della storia: chissà cosa sarebbe successo se la televisione e una libera informazione avessero potuto svelare al mondo i piani di Hitler”. E ritornando al cinema: “Il concetto di “autore”, propriamente inteso, perde la sua connotazione di validità per essere assorbito e indebolito dal prodotto mercificato. Al giorno d’oggi tutti sono in grado di produrre un film a basso budget, ma la qualità scarseggia. Non vedo in giro nuovi autori, pur essendo aumentata vertiginosamente la quantità di film prodotti”.
Sui suoi prossimi progetti azzarda la realizzazione di due nuovi lungometraggi: “E’ da molto tempo che mi occupo solamente di documentari, mediometraggi e cortometraggi. A breve intraprenderò un nuovo lavoro con il mio amico Johnny Depp per portare sullo schermo un nostro personale “Pancho Villa”, mentre è già in preparazione “Cool Water”, una storia tra il paradossale ed il grottesco sul conflitto mediorientale”. E con tono ironico: “ Attendo sempre di trovare il finale al mio primo libro, che è in lavorazione da quasi dieci anni”.



 
(16.06.2010)


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