Attualitą
A lezione con Eugenio Scalfari.
A La Sapienza il fondatore di La Repubblica fa un excursus sulla storia dell’informazione.
 
di Claudio Palazzi
 

Laurea ad honorem in Scienze Umanistiche a Eugenio Scalfari. Non poteva aprirsi in modo più appropriato la lezione del master di giornalismo alla facoltà di Scienze Umanistiche. Sì, perché nel tenere la lezione sulla “Libertà di stampa e la democrazia italiana, excursus storico”, il grande giornalista fondatore di “La Repubblica”, ha dato prova di essere un dotto oratore, un valido insegnante e un esperto nella sintesi grazie alla competenza maturata nell’ambito della sua professione.
L’excursus intrapreso da Scalfari, parte dagli albori della storia, quando si formò un concetto di opinione pubblica, periodo  che il giornalista fa coincidere con gli scritti di Platone che riportano i dialoghi socratici.  Ripercorrendo 2400 anni di storia Scalfari intreccia sempre il discorso con la realtà attuale e non è un caso che si soffermi sull’episodio della morte di Socrate. Il filosofo greco infatti, come viene raccontato da Platone, rifiuta la fuga organizzata dai suoi discepoli  e accetta invece la condanna a morte tramite cicuta, pur essendo consapevole che la sentenza dei giudici ateniesi è  ingiusta. Quindi preferisce seguire la legge anche se iniqua,  dando  esempio al popolo ateniese. Scalfari pure si trovò in una situazione simile nel 1968 quando, con l’inchiesta sul SIFAR,  rese noto il tentativo di colpo di Stato conosciuto come Piano Solo e  il Generale De Lorenzo, coinvolto nei fatti, lo querelò. Nonostante la richiesta di assoluzione da parte di Vittorio Occorsio,  il giornalista fu condannato. Attraverso l’elezione, nelle liste del PSI, a deputato della Camera, evitò il carcere. Questa mossa non fu però un tentativo di fuga, ma un escamotage per continuare la sua convinta battaglia a sferzate di inchiostro contro ogni sorta di fraudolenza. Di tutt’altra natura è la completa mancanza di rispetto dell’ordinamento giuridico e i continui attacchi alla magistratura da parte di chi in buona fede non è, e usa il proprio potere per modellare a suo piacimento le leggi che non ha mai rispettato.



L’excursus è arrivato a  Gutenberg, che nel ‘400 introduce la svolta per il futuro giornalismo con l’invenzione della stampa a caratteri mobili. Ma non è questo l’unico scoglio da dover superare. I giornali, i pamphlet o i fogli che siano hanno sempre necessitato di un elemento fondamentale che è quello del fruitore degli scritti. L’analfabetismo è sempre stato la piaga che ha  impedito la  divulgazione estesa della cultura al fine di creare un’ampia e capace opinione pubblica. La società di massa sembrava aver  attenuato questa piaga, ma ancora la strada da fare era lunga. L’analfabetismo ha continuato in Italia ad avere grandi percentuali fino ai primi anni del novecento. Adesso sembra comparire un analfabetismo di ritorno, dovuto però all’ignoranza promossa  dai programmi televisivi che, nella stragrande maggioranza, forniscono messaggi senza contenuti per “annebbiare” sempre più le menti dei telespettatori.
Il racconto è proseguito andando oltre l’Unità d’Italia. Lo Stato liberale si era consolidato e l’opinione pubblica era per lo più rappresentata dalle fasce borghesi e medio-borghesi, ma  c’era  ancora un grande passo da compiere per arrivare alla democrazia come noi la conosciamo, cioè allargare il voto fino a renderlo universale. Il suffragio ristretto,  in questo caso secondo il censo – quindi  vota chi arriva a un certo livello di reddito – porta allo stato liberale e quindi ad una sorta di oligarchia, a un’elite che ha il potere decisionale. A lungo andare gli uomini al comando consolideranno la loro posizione aumentando la loro influenza. Oggi è la scelta dell’astensione,  una sorta di suffragio ristretto auto-inflitto da chi detiene il diritto al voto. Le conseguenze in un lungo così come in un breve periodo sono le stesse che avvengono in uno stato oligarchico. È per questo motivo che il non voto non può essere la risposta giusta come protesta al malgoverno.


A conclusione del suo intervento Scalfari ha spiegato come i giornali del dopoguerra hanno preso piede presentandosi come giornali di partito. Oggi giornali e partiti sono nettamente separati, nel senso che i compiti diversi tra le due entità sono ben definiti. Questo non significa che un giornale non segua una certa tendenza politica. Scalfari non disdegna questo modo di scrivere, anzi non nasconde neanche la linea di pensiero che il giornale che ha fondato attualmente segue, ma quel che tiene a sottolineare è che il giornale così come il giornalista devono palesare le  proprie idee  in modo   chiaro. Sarà l’utente finale che deciderà in tutta consapevolezza cosa seguire e cosa leggere.

In un’ora e mezza Scalfari è riuscito sapientemente a concentrare l’intera storia dell’opinione pubblica e a dare diverse delucidazioni. Non è mancato neanche l’umorismo del giornalista che ha chiuso la lezione solo dopo aver risposto a domande del pubblico giovane e non. Nel chiudere ha elogiato l’uso dell’informazione tramite internet,  ma solo dopo aver avvertito che bisogna essere molto oculati, perché, in modo ancor più subdolo della stampa , anche questo mezzo d’informazione può essere manipolato e oscurato. Quindi bisogna cercare di non essere mai colti impreparati.

 
 


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