Editoriale
Calma piatta. O forse no.
 
di Antonio Mazza
 

  Sembrava davvero che anche questa passasse, magari blindata, fra i mugugni dell’opposizione, le proteste dei cittadini più politicamente sensibili e l’indignazione degli altri, il “popolo dell’amore”, che non ne può più dei comunisti che dicono sempre no, per principio, a Re Silvio. Mi riferisco alla museruola o legge-bavaglio in merito alle intercettazioni telefoniche, fortemente voluta da Lui ma che, nonostante le sue drammatizzazioni sul tema della privacy (dieci milioni di intercettati e qualche spicciolo), non passa. Per ora, almeno.
  Inutile che qui mi soffermi sugli effetti devastanti che sortirebbe una legge del genere, lo sappiamo, se ne è parlato e scritto a iosa, bisogna neutralizzarla, punto e basta, in quanto favorirebbe solo gli amici degli amici (fermo restando che deve essere tutelata l’immagine di chi, coinvolto suo malgrado, risulta estraneo ai fatti. Ma questo è possibile senza distruggere uno strumento indispensabile nell’Italia di oggi, dove ormai la corruzione scandisce i ritmi del nostro quotidiano. Dalla culla alla tomba, allegria).
  Il problema è un altro, ben più grave, la deriva del Paese, che la recente finanziaria non frena, anzi, accelera, ma noi stiamo lì a perdere tempo per risolvere al meglio i problemi del monarca e la sua corte, come sempre è stato. Tutto fermo, precedenza alle leggi “ad personam”, una ventina in 16 anni, con 24 inchieste complessive, e, nel frattempo, ci si arrangia, il Paese spaccato in due, ché mai un personaggio pubblico è stato così capace di coagulare su di sé tanto amore e tanto odio. Ma sto dicendo cose note, restiamo sul concreto, ovvero l’incertezza dilagante, dove si staglia – sempre meno nitido a dire il vero – il profilo dell’Azienda-Italia.



  Più privato e meno pubblico, questa è la filosofia di base, i cui risultati li vediamo in atto. Tipo la scuola pubblica che perde pezzi, non solo fisicamente, di edifici fatiscenti, ma in sé, nel suo ruolo pedagogico e formativo (bella la pensata sulla geografia, complimenti. Per non parlare del resto). Intanto Regioni e Comuni non ci stanno ai tagli e se Formigoni parla addirittura di “incostituzionalità” qualcosa di sicuro non funziona (era prevedibile che l’abolizione dell’Ici sui tempi medio-brevi avrebbe dissestato i bilanci comunali, ma all’epoca mezza Italia glorificò Berlusconi senza capire che, oltre a favorire i ricchi, l’avrebbe poi ripagata comunque sotto altre forme, come sta avvenendo).
  Si fa poco o nulla per limitare gli sprechi, come le 600mila auto blu, le consulenze iperpagate, o le provincie le quali, anziché essere eliminate aumentano (vedi l’assurdo della BAT in Puglia), né si pensa a tassare una volta per tutte le rendite finanziarie perché è in alto che bisogna dragare un po’ di soldi, non in basso, come al solito. O, meglio ancora, che vengano finalmente ridimensionati quelli del Palazzo, i cui privilegi sono uno schiaffo per chi arranca con 1200 euro al mese e famiglia a carico. Si chiacchiera a vuoto e, come sfondo, è in atto un’offensiva liberticida, sia sul versante del lavoro, dove si parla un po’ troppo di rivedere l’art.41 della Costituzione, sia su quello dell’informazione dove, in attesa di mettere la museruola ai media, sono nel mirino del Potere programmi scomodi o, comunque, non conformisti (da Santoro alla Gabanelli, che pure, in nome del giornalismo d’inchiesta, non fa sconti neanche a sinistra. Ma evidentemente non basta. E poi c’è la Dandini, segno che la satira morde).



  Con la faccenda di Pomigliano che, mettila come ti pare, ma è un ricatto ai lavoratori in nome della globalizzazione, si apre uno scenario nuovo ed inquietante (chi, dopo mesi di cassa integrazione e lo spettro del “dopo” in un Sud dove neanche San Gennaro la spunta fra camorra, diossina e disoccupazione cronica non firmerebbe? Non mi sento di condannarlo, non foss’altro perché non aveva scelta. E’ questo il punto, nel mondo globalizzato la cosiddetta classe operaia ha una capacità di manovra molto ridotta, al contrario degli industriali, che possono delocalizzare a capriccio. E’ finito il tempo della lotta sindacale classica, quelli della Fiom sono dei romantici).
  E la Sinistra cosa fa? “Abbiamo in testa un’altra Italia” ha dichiarato Bersani, lanciando la “campagna d’estate” del PD. Ottimo, ma quale Italia? E’ possibile ricostruire un paese moralmente e culturalmente demolito da 16 anni non tanto di Berlusconi in sé, quanto di “berlusconismo”, cioè tutta quell’aura di mediocrità patinata che ha scandito un lustro della nostra vita e che, purtroppo, ha influenzato una generazione (i “rampanti”, quelli che hanno l’anima nella carta di credito)? Un paese tele rimbambito, assuefatto ad ogni tipo di scandali perché il messaggio venuto dall’alto è che tanto la “questione morale” è un fossile d’altri tempi (che male c’è a dare-ricevere favori?



Vedi Lunardi, ma quando un (ex)ministro della Repubblica afferma candidamente una cosa del genere nessuno si indigna e questo è terribile: siamo davvero caduti in basso. D’altronde ora abbiamo Brancher), un paese dove si cerca sempre di essere più furbetti degli altri e dove il “gossip” formato cartolina (piccante) ha creato quella subcultura che alimenta un drammatico analfabetismo di ritorno. Il paese della “demoralizzazione cinica”, come l’ha definito lo psicanalista Slavoj Zizek, riferendosi al Capo e, di riflesso, al transfert che su di lui ha operato mezzo paese.
  Bene, Fini sorveglia sull’iter della legge-bavaglio, Bersani digrigna i denti, ma il rischio di un colpo di mano “blindato” in chiusura dei lavori parlamentari, in piena estate, quando gli italiani hanno la testa altrove, c’è e grosso anche. Dunque voglio sperare che davvero il PD ritrovi compattezza e capacità d’urto, quella che ha perso logorandosi in faide intestine. Ma vorrei che guardasse con attenzione al “laboratorio” politico che sta mettendo in piedi Nichi Vendola, la vera voce nuova della Sinistra. Senza pregiudizi e/o gelosie, ritrovando quell’unità d’azione che pure un tempo (raro, a dire la verità) c’è stata, per contrastare sia il Capo sia quel cancro a nome Lega, il nuovo fascismo in camicia verde (la indossavano le Croci Frecciate ungheresi, milizie paramilitari filonaziste, durante la seconda guerra mondiale).  Un approccio c’è stato, l’incontro fra



Zingaretti e Vendola, e, forse, questo potrebbe essere un inizio. Di certo “Le fabbriche di Nichi”, laboratori sociali, politici e culturali, si stanno diffondendo anche nel Centro Italia e questo è molto positivo, in quanto al loro interno v’è una forte tensione dialettica. E di questo abbiamo bisogno.  
  Un panorama interessante, in apparenza statico, in realtà sotto fibrillazione. Ma sapete cosa, in questo momento, cattura di più la mia attenzione? Gli affreschi ritrovati in Campidoglio, nella Torre di Bonifacio IX, di probabile scuola del Cavallini. E’ la Bellezza che supera il Tempo e si fa Storia, oltre l’effimero degli uomini. E di Bellezza abbiamo un disperato bisogno oggi, in quest’Italia che sta disimparando a sorridere. 

 
(20.06.2010)


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