Gli Speciali della Voce
“La Badessa” di Enzo Movilia
Un giovedì di metà maggio
 
di Enzo Movilia
 

Riassunto delle puntate precedenti:
Dopo l’incontro a via Palestro con la Badessa, Franco e Luca sono sempre più impegnati a portare avanti il progetto più importante della loro vita, quello che li porterà a varcare la fatale soglia della loro “prima volta” e proprio con Costanza, da tutti conosciuta come  la Badessa, la vice portiera dello stabile di via Palestro dove, pare, svolga anche attività di intrattenimento della bella gioventù in divisa, oppure impegnata nei severi studi universitari della vicina Sapienza.
I due amici, ormai preda di inarrestabili tempeste ormonali, non hanno altro per la testa e studiano il modo di come aggirare gli ostacoli rappresentati dalla loro inesperienza, dal padre della signora che non esce mai da casa e, forse, anche dalla signora stessa.
Incredibilmente è la Badessa che sembra facilitare le cose e a Franco e a Luca adesso la strada sembra tutta in discesa. Franco, però, è perplesso, molto perplesso.

 

Un giovedì di metà maggio

La giornata era bella e piuttosto calda per quel periodo.
Il giovedì a scuola Franco e Luca avevano solo quattro ore di lezione e alle 12,30 in punto erano già sulla via del ritorno. Decisero di non prendere l’autobus e di farsela a piedi, così lungo la strada avrebbero potuto mettere a punto i dettagli per il pomeriggio.
Stranamente nessuno dei due aveva voglia di parlare dell’appuntamento con la Badessa ed erano entrambi di pessimo umore. Sembrava, anzi, che considerassero l’appuntamento una specie di   incubo, una punizione, una condanna, e non, invece, la gioiosa rivoluzione copernicana che avrebbe impresso la svolta decisiva nella loro adolescenza.



Il semaforo all’incrocio di viale dell’Università con viale Regina Elena tardava a cambiare dal rosso al verde e a Franco tornò la parola.
“Allora?”
“Allora cosa!”
“A che ora ci vediamo?”
“A che ora pranzi tu?”
“Boh, io non ho fame! Mangerò un pezzo di pane col pomodoro e basta!”
Luca si mise a ridere sguaiatamente e Franco gli assestò un calcione sul sedere.
Il semaforo passò al verde ed al centro della strada Luca ricambiò il calcione. Si misero a ridere e in viale Ippocrate la tensione si era già dissolta del tutto.
“Ti è passato pure l’appetito, porcone! Io, invece, mi mangerei un vitello!”
Luca sembrava su di giri, ma non lo era affatto e Franco lo sapeva benissimo.
“E’ inutile che fingi, a coso! A me non la dai a bere e non fare tanto il disinvolto!”
Luca fu sul punto di offendersi, poi cambiò idea e si mise a ridere.
“Vabbé, Frà, vediamoci alle tre sulla scalinata della Posta, tanto per arrivare in via Palestro impiegheremo dieci minuti, un quarto d’ora al massimo. A quell’ora non ci dovrebbe essere traffico!”
“Per me va bene”.
Franco svoltò per via Catania e Luca si diresse verso i Lotti di S. Ippolito.




Percorsero pochi metri, poi Luca si voltò, chiamo Franco e gli fece un gestaccio irripetibile con entrambe le mani che era tutto un programma.
Si allontanarono a passo svelto.
La scalinata della Posta era quasi deserta e non c’era nemmeno il ragazzo senegalese con la sua paccottiglia che di solito era lì in attesa di catturare qualche passante.
Franco arrivò per primo e Luca, in leggero ritardo, spuntò trafelato da viale delle Province. Franco lo vide e per poco non gli venne un colpo.
Luca si era presentato in giacca color cammello e cravatta perfettamente intonata. Anche i pantaloni, di un grigio piuttosto chiaro, si intonavano con la giacca e solo la cravatta, di un giallo pazzesco, sembrava decisamente eccessiva.
Franco squadrò l’amico dalla testa ai piedi, poi spostò lo sguardo sui suoi jeans scoloriti e sdruciti e lo prese lo sconforto.
“Sono io fuori posto o sei tu che hai esagerato, Luca?”
Luca dissimulò indifferenza e si andò a sedere accanto a lui.
“Ognuno si veste come gli pare, non credi?”
“E si inonda di profumo anche come gli pare?”
“Sai che ti dico? Vaffanculo, Franco!”
“Su, su, bello mio, non ti incavolare!”
La schermaglia finì lì e si avviarono alla fermata del 310.
Luca suonò due volte al citofono ed il portone si aprì. Entrarono, scesero una rampa di scale e si trovarono dinanzi alla porta accostata della Badessa.
Un leggero movimento d’aria spalancò la porta e ai due amici apparve una scena a dir poco sorprendente.



Cosa avevano visto Franco e Luca da lasciarli a bocca aperta?
Al centro della stanza un ragazzo appoggiato al tavolo da pranzo era con i pantaloni ancora in mano e si accingeva ad indossarli sotto lo sguardo attento della Badessa.
Dall’interno arrivò un’altra voce maschile e le parole sembravano inequivocabili.
“Ah, Badessa mia, come sto bene adesso! Avete le mani d’oro, voi, altro che storie!
La donna, senza distogliere gli occhi dal giovane in mutande sorrise compiaciuta e fece cenno ai ragazzi di accomodarsi. Franco e Luca, credendo che all’interno ci fosse chissà quale convegno,  avevano già voltato le spalle e si stavano avviando all’uscita.
“Ma che fate, entrate, entrate, ragazzi! Con questi due ho finito e sono tutta per voi”.
I due ragazzi tornarono sui loro passi e sulla porta incrociarono i due che li avevano preceduti.
La Badessa li fece accomodare al tavolo e li pregò di attendere un momento.
“Il tempo di conservare gli strumenti di lavoro che ho adoperato per quei militari. Con voi non sono necessari, bastano le mie mani, vedrete!”
Franco era pallido e Luca era sul punto di sentirsi male. Si scambiarono uno sguardo dolente, ma la via di fuga ormai era definitivamente preclusa.
“Mettetevi pure in libertà, ragazzi, che arrivo subito!”
Da lontano arrivò il rumore dell’acqua del rubinetto e i due amici, senza sapere cosa e come, pensarono che il rito stesse per iniziare.



Franco ebbe l’impressione che Luca gli volesse dire qualcosa, perché gli aveva fatto un gesto con gli occhi e con la bocca, ma non capì cosa volesse dire. Si tese nella sua direzione e finalmente capì.
“Ma come avverrà la cosa, contemporaneamente?”
“Che vuol dire ‘contemporaneamente’, Luca?”
“Non capisci mai una mazza, tu!”
L’acqua non scorreva più e la Badessa si era messa pure a canticchiare.
“Fiorin Fiorello, l’amore è bello vicino a te…”
“Io davanti a te certe cose non le faccio, Franco!”
Luca era paonazzo ed agitatissimo.
“Ma cosa credi che io ti vorrei tra i piedi? Manco morto!”
“Fiorin di baci…Ragazzi, siete sempre lì? Eccomi, arrivo!”
“O Dio, Franco, fai qualcosa…”.
“Eccomi, cari i miei ragazzuoli, adesso la Badessa vi farà vedere il paradiso”.
Franco e Luca accennarono ad un sorriso forzato.
La Badessa era arrivata fresca e profumata come una rosa. Scompigliò i capelli a Luca e a Franco chiese il perché di quegli occhi rossi.
“Bando alle chiacchiere adesso, avete già aspettato troppo”.
“Non si preoccupi!” pigolò Franco.
“Non c’è fretta” aggiunse Luca.
La Badessa sparì di nuovo, ma riapparve di lì a poco con un vassoio ricolmo di tiramisù.
“Sentite, sentite che profumo. Ma quale pasticceria può fare un tiramisù così?”
Fece tre porzioni e sia pure a malincuore i ragazzi cominciarono ad assaggiare.
“Buono?”
“Buonissimo!”
“Ottimo!”



La situazione era paradossale e un po’ surreale.
Franco e Luca stavano gustando un tiramisù che era, sì, buono, ma niente di che! Per giunta, lo stavano mangiando a casa di una quasi sconosciuta, una che di lì a poco li avrebbe dovuti introdurre nel mondo degli adulti. Insomma, se li sarebbe portati a letto.
Più o meno.
Situazione pazzesca, inaudita, irreale, eppure era proprio così.
Ma non era, quello, uno strano modo di fare le cose?
Che fosse tutto un equivoco?
Impossibile, perché lei stessa aveva detto che era bravissima in certe operazioni e lo aveva detto ammiccando e con un sorrisetto assassino.
La presenza di quei due militari, uno ancora mezzo nudo, era la conferma che in quella casa si andava per quello, non per mangiare i dolci. I dolci si mangiano al bar, oppure in pasticceria, non nella casa di una signora che ti conosce appena e solo perché ti vede passare per strada e tu per educazione le dici buongiorno.
Franco e Luca probabilmente stavano pensando alla stessa cosa, poi la Badessa sembrò voler affrettare i tempi.
“Avete visto quei due militari? Indovinate perché sono venuti?”
I ragazzi non ebbero più dubbi.
“Beh, posso immaginarlo!” rispose Franco con un sorriso forzato.
“Perché lei è carina e anche loro avranno saputo che é…”
“Che sono brava e che ho due mani d’oro. E’ questo che volevi dire, Luca?”
“Esattamente, signora!”



“Oooh, chiamami Badessa! E’ proprio così, in caserma e in Via De Lollis c’è stato il passaparola e adesso tutti vengono dalla Badessa. Gli orli che faccio io non li fa nessuno, ma anche ad accorciare,  ad allargare e a restringere pantaloni non mi supera nessuno. Questi poveri ragazzi sono lontani dalla famiglia e non hanno nessuno che provveda alle loro necessità. I militari di solito indossano la divisa, ma quando sono in libera uscita girano in borghese e se vogliono i pantaloni stirati o accorciati, non c’è la loro mammina che vi provveda. Anche per gli studenti è la stessa cosa e qui da me c’è un via vai continuo, ma solo di pomeriggio, purtroppo, perché di mattina ho la scala da pulire”.
Franco e Luca si guardarono smarriti e confusi.
“Ma allora…”
“Noi credevamo che…”
“Allora cosa? Credevate forse che io vivessi di rendita? Io lavoro, miei cari, e pure tanto. Però sono contenta che i miei clienti siano giovani, così portano in questa casa un po’ d’aria fresca. Beata gioventù”.
A Franco scappò una risatina mal repressa. Luca prese il fazzoletto per soffiarsi il naso, ma non fece in tempo a portarlo a destinazione perché dovette piegarsi su se stesso per darsi un contegno.
La Badessa guardò prima l’uno, poi l’altro e finalmente capì l’equivoco.
“Bricconcelli che non siete altro, ma cosa avevate capito?”
“No, niente signora, niente!” rispose Franco tra le lacrime.



“Niente, signora, niente, non faccia caso a quel cretino!” disse Luca piegato sul tavolo.
“Ah, meno male, avevo temuto per un attimo che mi aveste preso per una poco di buono!”
“Nooo, ma che dice, signora, per carità! Adesso, però, dobbiamo salutarla perché dobbiamo andare a fare i compiti per domani!”
“Il tiramisù era buonissimo, grazie ancora!”
Franco e Luca uscirono a passo lento, salirono i pochi gradini con molta calma, si chiusero il portone alle spalle e via di corsa a villa Torlonia.
Dinanzi alla Casina delle Civette si sdraiarono sul prato verde e cominciarono a ridere come mai avevano fatto in vita loro.
Due ragazze col libro di ragioneria in mano li sfiorarono e loro smisero di ridere. Si alzarono, si ricomposero e cominciarono a seguirle. Una delle due si voltò per accertarsi che le seguissero davvero e li gratificò con un sorriso davvero incoraggiante.



 
(26.05.2010)


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Contributi presenti

26/06/2010 15.43.09 Gianna Romanello:
Straordinaria conclusione coi fuochi d'artificio. Io avevo intuito qualcosa del gnere, ma francamente l'autore mi ha spiazzato con la costruzione di un finale scoppiettante ed esilarante.

26/06/2010 18.40.53 Gina Tiberi:
O Dio quanto mi sono divertita! Bello, frizzante e spassosissimo questo racconto. Fatene degli altri, mi raccomando, perché l'estate é lunga ed io esco poco.

27/06/2010 7.46.56 Giacomo:
Ci avrei scommesso che sarebbe andata a finire così, ma la conclusione non mi sorprende affatto. Sono certo che i due amici l'hanno accolta con un senso di liberazione, ma la loro età e quell'irresistibile "richiamo della foresta" li ha immediatamente spinti di nuovo a caccia. Davvero bravo l'autore che con mano leggera ha pennellato una introspezione psicologica dei due ragazzi di primissimo ordine.

27/06/2010 9.25.23 Carla:
Forse é sconveniente dirlo, ma mi dispiace molto che i due ragazzi si siano dovuti accontentare di un pesso di dolce dopo tanta attesa. Ma se le cose fossero andate diversamente, l'autore come ce le avrebbe raccontate?

27/06/2010 12.22.32 Francesco:
La conclusione é tanto "cinica" (si fa per dire) quanto divertente. Cinica, perché ci si aspettava ben altro esito per i due poveri ragazzi impegnati nel progetto più importante della loro adolescenza. Divertente, perché anche noi siamo cascati nel loto stesso equivoco,solo che loro hanno sedici anni, mentre la maggior parte di noi ne ha molti di più. Io ne ho quasi sessanta e ci sono cascato come un allocco. Per colpa della bravura dell'autore.

27/06/2010 15.16.32 Stefano:
Mi dispiace pe i due ragazzi, ma hanno preso un gtanchio sotto l'effetto della battaglia ormonale che li ha condizionati. Quanto alla Badessa, ho l'impressione che non sia esente da colpe, ma l'autore, forse,ha voluto farcelo capire con quel suo modo di parlare sibillino ed un po' misterioso. Forse ci sarei cascato anche io, eppure se non nonno, almeno loro padre potrei esserlo.

27/06/2010 19.12.57 carmen:
Ho trovato il racconto pieno di complice ironia, con dei passaggi davveo irresistibili. Sembrava di vedere la faccia dei due ragazzi, molto impacciati, ma ben determinati ad andare fino in fondo, altrimenti non sarebbero andati a mangiare il dolcetto a casa della signora. Il fatto é che loro hanno accettato l'invito perché credevano che avrebbero trovato dell'altro e alla vista del tiramisisù sono stati presi dal dubbio ed anche dal panico. Bello anche il profilo della Badessa, tratteggiato con simpatia affettuosa.

28/06/2010 8.09.34 Chiara:
"Bricconcelli che non siete altro!" La Badessa rimprovera i ragazzi per l'equivoco in cui erano caduti con un'esclamazione di sorpresa, ma anche con tanta comprensione. E' bellissimo questo passaggio perché sottolinea il contrasto con la rozzezza e la volgarità (non mi riferisco all'atto in se)che circonda il mondo del sesso a pagamento. Complimenti all'autore per quel suo modo così elegante di dire le cose.

28/06/2010 14.25.14 la Redazione:
Il racconto “La Badessa” ha suscitato molto interesse tra i lettori e ciò è motivo di grande soddisfazione,per l’autore e per il giornale, perché abbiamo voluto corredare la narrazione con alcune fotografie della brava e bella Laura Antonelli, tratte dal film “Malizia” di Salvatore Samperi. Laura Antonelli è stata il sogno proibito di generazioni di adolescenti, quindi anche di Franco e Luca, i protagonisti del racconto. I due ragazzi, scaturiti dalla fantasia dell’Autore (ma che siano frutto della sua fantasia non ne siamo poi nemmeno tanto sicuri), certamente hanno sognato ad occhi aperti la splendente e conturbante Antonelli sulla scala, ed è per questo che ci è sembrato giusto associare alcune descrizioni della Badessa con la bella attrice di Malizia alla quale rendiamo omaggio nell’unico modo che c’è consentito.

28/06/2010 15.38.10 anonimo toscano:
"la gioiosa rivoluzione copernicana che avrebbe impresso la svolta decisiva nella loro adolescenza." :) stavo morendo dal ridere

28/06/2010 19.16.50 Fabio:
La scelta del tiramisù come dolce é di un umorismo eccezionale per la sottile allusione.

11/07/2010 11.40.00 fiumanò domenico violi:
Stimatissimo E.Movilia buon giorno * *) un bel raccontare il suo,un bello e personale scrivere. Nei suoi libri luoghi e personaggi descritti con il raro stile di chi per incantre non usa trucchi ma solo la magia del suo emozzzzzionarsi che ci emozzzzzziona puntualmente. Questo racconto ha più meriti,ma l'omaggio,il pensiero alla bediissima e fascinusa Laura Antonelli è,l'ennesimo riconoscimento alla bellezza senza tempo che corona e accarezza i ricordi di quel sano e naturale peccare che, credo accomuni buona parte della mia e sua generazione Signor Movilia. La sua maestria conferisce ai due amici una compilicità reale che coinvolge, incuriosisce e spinge il lettore oltre l'angolo,lo invita lo invoglia al viaggio,all'avventura,tanto che speri la storia non finisca. Storia che rapisce e ti tiene li tra le maglie degli eventi,maglie narrative che ti fanno diventare ora Luca,ora Franco,e ti ritrovi personnaggio,comparsa,caratterista ed attore principale,bello bello e pulito. Grazzzzie Signor Movilia per quello che scrive e per come lo scrive. Fiumanò Domenico Violi

 
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