Attualitą
La Madonna nera di Capo Colonna
e delle singolari analogie con le divinità pagane
 
di la peppa
 

E’ tempo d’estate e fra poco le città si svuoteranno e milioni di persone si metteranno in viaggio per andare a godere del meritato riposo al mare, ai monti, ai laghi. Ovunque, purché lontano dalla routine quotidiana.
La Calabria certamente sarà una delle mete preferite dal popolo vacanziero, perché il suo mare blu è molto invitante, ma lo sono anche le sue montagne ricoperte di abeti e di querce secolari, le sue dolci colline ammantate da ulivi e da viti, ma anche da conventi e da luoghi di culto nei quali si celebrano riti antichi che ci riportano lontano nel tempo.
Ecco, chi volesse, tra una nuotata e l’altra, tra un’escursione tra i boschi ed una visita ad un paesino dell’entroterra, andare alla ricerca di legami del presente con la storia più remota di questa splendida terra, non lontano da Crotone c’è un luogo dove cristianesimo e paganesimo si incontrano in una clamorosa testimonianza storica.  



Che ci fa una solitaria colonna bianca e semi diroccata su un promontorio roccioso della costa ionica del crotonese? 
La città di Crotone in epoca greca era molto importante sia per l’attività sportiva, sia come centro religioso. I suoi atleti, infatti, primeggiavano nei vari sport dei giochi olimpici e le divinità godevano della più sentita venerazione.
Lo scrittore latino Petronio, nel suo Satiricon, segnala la presenza di un tempio dedicato a Venere, ma, forse, la più importante, anzi fondamentale, divinità era certamente la dea Hera, ovvero Giunone per i latini, venerata nello Heraion nel V e VI secolo a. C., quando Crotone divenne il centro religioso per gli Italioti del Bruzio.
Di tale tempio oggi rimane, appunto, solo la solitaria colonna bianca a cui si è accennato, unico resto di un tempio dorico dedicato a Hera Lacinia.
Le quarantotto colonne del tempio, esistenti fino al XVI secolo, furono abbattute ed utilizzate per costruire il porto vecchio e delle abitazioni civili.
Il maestoso tempio possedeva grandi tesori di vario genere ed era adornato persino con le statue degli atleti vincitori dei giochi olimpici, da colonne d’oro e dipinti di Zeusi.
Oggi presso la colonna superstite, di otto metri di altezza, c’è il santuario di Santa Maria di Capo Colonna, meta di pellegrinaggi da tutto il meridione perché vi è custodita una tela che rappresenta la Madonna nera con il Bambino, di dimensioni naturali, oggetto di vivissima venerazione.



Secondo una leggenda, la tela sarebbe stata dipinta da San Luca e portata nel santuario da San Dionigi Aeropagita, primo vescovo di Crotone.
L’immagine è probabilmente di origine bizantina ed è stata restaurata molte volte nel corso dei secoli. Tra l’altro è sfuggita ad una possibile distruzione in seguito all’invasione turca del 1519.
Il santuario, che sorge sulle rovine del tempio pagano, è dedicato alla Madonna, ma non può sfuggire l’annotazione che anche il tempio era dedicato alla principale dea dell’Olimpo, Hera Lacinia che presiedeva ai parti. A lei, infatti, si rivolgevano le future partorienti perché facilitasse il parto e non lo rendesse prematuro e le mamme la invocavano affinché potessero avere latte in abbondanza per poter allattare il bimbo neonato.
Il rituale pagano è legato ad una leggenda, tenera e terribile allo stesso modo, riguardante la severa Hera, madre da poco tempo.
La dea, colta dal sonno dopo aver allattato il suo piccolo, si era da poco addormentata e Zeus pensò bene di approfittare dell’occasione per attaccarle al seno Ercole, figlio non di Hera. Quando la dea si svegliò e trovò il piccolo estraneo che poppava dal suo seno, lo allontanò con sdegno ed il suo latte abbondante zampillò nel cielo notturno creando la via lattea.
Tutto ciò riguarda il passato mitologico, ma anche oggi, nel tempio cristiano le donne in attesa di un bimbo, si rivolgono alla Madonna nell’imminenza del parto, per potere poi “allattare bene”, perché la Madonna di questo santuario è considerata protettrice del latte.
La preghiera ha qualcosa di commovente e di primitivo per il modo in cui viene espressa.
Quando nella notte stellata le donne entrano nel santuario, si inginocchiano davanti all’immagine della Madonna, si scoprono il seno ed invocano la “luce delle stelle”, ossia l’abbondanza del latte per il piccolo nascituro.
A tale proposito mi viene in mente che per i romani, ma anche per coloro che arrivano a Roma e vanno a visitare la basilica di Sant’Agostino a Campo Marzio, a due passi da piazza Navona, il culto della Madonna protettrice delle partorienti non è una novità. Infatti, entrando in questa chiesa che, a mio parere é una delle più belle ed importanti di Roma, subito a destra si può vedere uno splendido busto marmoreo di



 Madonna con Bambino, opera del Sansovino, ai cui piedi, ma anche ai lati e perfino adagiate per terra vengono depositate suppliche ed invocazioni ricamate su bavaglini, camicine, minuscoli completini e quant’altro, affinché la Madonna le assista nel parto.
Nessuna sorpresa, quindi, per ciò che si celebra e si festeggia a Capo Colonna, semmai è la conferma che anche nella Roma cristiana il legame con certi rituali pagani sono evidenti ed indiscutibili.
Ma ritorniamo nella sorprendente Calabria per scoprire altri aspetti della religiosità della sua gente e del mix con riti ed usanze popolari con essi strettamente connessi.
La festa della Madonna di Capo Colonna si svolge nel mese di maggio ed i festeggiamenti durano per un’intera settimana.
I fedeli seguono l’immagine che viene condotta da Crotone al santuario di Capo Colonna, per un percorso di circa 12 chilometri.
Dal centro di Crotone parte, dunque, un corteo colorato e festoso e quando la folla arriva al santuario, vicino al mare, al tramonto si accendono le luci delle fiaccole e brillano le stelle.
I festeggiamenti sono più solenni ogni sette anni e si accompagnano a giochi, fiere, giocolieri, acrobati e cantanti di strada. Come in tutte le feste, specialmente nel meridione, ovviamente non possono mancare i fuochi d’artificio che illuminano il cielo con girandole di mille colori, per la gioia di grandi e piccini.
Naturalmente c’è la possibilità di gustare i piatti tipici del luogo, come il “quadaru”, una zuppa di pesce pepata, e le “ceraselle”, peperoncini farciti a forma di ciliegie.
Ma perché la Madonna è nera?
L’origine si perde nella notte dei tempi.
Secondo alcuni studiosi, prima della diffusione del cristianesimo c’era il culto della Grande Madre, detta anche Madre Terra o, addirittura, il culto della dea Iside, egiziana.



Sarà per l’area d’origine, oppure per i materiali che la raffigurano? Forse per entrambe le ipotesi, ma alla fine cosa importa? La Madonna nera è bella e dolce come quella bianca, lo sarebbe ugualmente se fosse gialla con gli occhi a mandorla, oppure con i colori di altri popoli che a lei si rivolgono con fiducia. 
Comunque sia, il cristianesimo, che è subentrato ai culti pagani, avrebbe dato all’immagine della Madonna le sembianze delle divinità pagane che l’avevano preceduta.
Il culto della Madonna nera è molto diffuso nelle varie regioni italiane e anche all’estero. Ricordiamo la celeberrima Madonna nera di Czestochowa, oggetto di grande devozione da parte del papa Giovanni Paolo II, ma ve ne sono dappertutto, specialmente in Francia dove si contano ben 96 Madonne nere.
In Italia ricordiamo la beata Vergine di San Luca (Bologna), la Madonna di Loreto, quella di Tindari (Messina) e la Madonna nera dei carbonari di Longobucco (Cosenza).

 
(01.07.2010)


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Contributi presenti

02/07/2010 11.22.34 carmen:
Conosco il gruppo marmoreo del Sansovino (che non é quello riprodotto dalla fotografia inserita nel testo)perché quando ero in attesa del mio primo figlio mia madre mi ha voluto portare nella chiesa di S. Agostino. Ricordo ancora che davanti alla Madonna del parto c'erano una ventina di mamme in attesa, come me, ed ho dovuto aspettare il mio turno per potermi avvicinare. La visita é stata un bene, perché ho potuto trascorrere l'ultimo mese di gravidanza in maniera più serena.

02/07/2010 19.19.45 Gianna Romanello:
La conosco la colonna di Capo Colonna, ma ricordo con molto piacere la sincera devozione di migliaia di persone in processione dietro l'immagine della Madonna nera. Ricordo in particolare i canti in dialetto ed anche le preghiere in un quasi incomprensibile miscuglio di dialetto, di latino e di italiano. Davvero suggestiva. Per chi volesse andare da quelle parti posso assicurare che il mare non ha nulla da invidiare a quello delle Maldive, ve lo dice una romana che in fatto di mare é molto esigente.

 
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