Attualitą
Concorsi Fantasma.
I vincitori di concorsi pubblici, ecco altre vittime della “manovra”
 
di Palacla
 

“Ho vinto!”
Così crede l’esausto e sfiduciato giovane (in alcuni casi neanche più tanto giovane) che guarda incredulo il risultato del concorso sulla gazzetta Ufficiale.
Dopo anni di studio e di innumerevoli tentativi crede di avercela fatta. Si è distinto tra i tanti ed è riuscito senza nessuna “spintarella” ad accaparrarsi l’ambito posto fisso nell’amministrazione pubblica. Ora  si potrà rilassare un po’, ma subito dopo dovrà ricominciare a impegnarsi per svolgere al meglio il nuovo lavoro che gli offrirà, sì, delle belle soddisfazioni, ma certo non mancheranno anche momenti di difficoltà. Comunque, ed è ciò che conta, finalmente potrà essere autonomo e (perché no?) mettere su famiglia. Insomma non sarà più un “bamboccione”, come ebbe a dire un tale personaggio pubblico in vena di facezie. La descrizione appena avvenuta è verosimile, ma è anche in parte vera. Questi, infatti, potrebbero essere i primi pensieri che saltano alla mente del disilluso vincitore di un concorso pubblico. Sì. perché tutte le velleità che sono state fantasticate in un attimo divengono una mera utopia se si leggono gli articoli di prima pagina della maggior parte dei quotidiani riguardanti la Manovra.
I vincitori di concorsi sono giovani o meno giovani che hanno meritato l’assunzione nel posto tanto ambito. Non è facile vincere un concorso pubblico, di qualsiasi genere si tratti, ma per ognuno ci vogliono anni di studio per avere qualche possibilità di superarlo e già superare la prima prova é cosa assai difficile. Inoltre in molti casi requisito fondamentale è quello di essere laureati con ottimi voti.



Dobbiamo quindi aggiungere altri cinque anni circa di fatica, ma se il candidato, alla fine del percorso di guerra viene dichiarato vincitore, nessuno gli potrà più negare il diritto di andare ad occupare la posizione per la quale ha superato tutte le prove e le verifiche cui si è sottoposto.
Se così non è, la madre di tutte le domande è la seguente:
Se non ci sono posti liberi per le assunzioni, perché continuano a uscire bandi di concorso che illudono gli ignari partecipanti e svuotano ulteriormente le tasche dei contribuenti per i costi che ogni concorso comporta? “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Lo dice il primo articolo della costituzione, ma in questo strano Paese questo sacrosanto principio sembra essere stato scritto solo per riempire uno spazio bianco. È anche vero che l’attuale classe dirigente sta calpestando in tutti i modi i principi fondamentali su cui si basa il nostro Stato, ma questa non può essere una giustificazione. Chi non ha intenzione di seguire la costituzione su cui giura  il giorno in cui gli viene conferita una carica istituzionale, ebbene, in questo caso si dimetta se crede di non poter ispirare la sua azione ai principi sanciti dalla Suprema Legge dello Stato (lettera maiuscola, per favore!).




Stiamo parlando di persone che dopo aver visto il loro offuscato futuro finalmente illuminato da una tangibile speranza, tutto gli viene sottratto in una sola… manovra. I 107 vincitori del concorso ICE (Istituto del Commercio Estero) hanno avuto i seguenti shock: il dissolversi dell’ICE che per un breve periodo pareva dovesse essere soppresso; il riemergere dell’ICE. ma con numerose incognite riguardanti il proprio futuro; il congelamento delle assunzioni fino al 2014.
2014? Dato che il nostro sistema di Pubblica Amministrazione e l’organico delle istituzioni politiche si basano sulla gerontocrazia, giustamente si pensa di far cominciare a lavorare i dipendenti già in età avanzata. Una questione di coerenza si direbbe, ma se guardiamo ad un passato non troppo remoto scopriremo che già in un’altra crisi, ancora più devastante di quella in atto, un grande economista, che tra l’altro l’aveva prevista, aveva indicato come soluzione quella di effettuare investimenti in vari settori dell’economia, principalmente in quelli pubblici. Keynes, l’economista in discorso, è vissuto a cavallo del ’29 e già allora aveva chiara in mente la strada da seguire per uscire dalla crisi economica. I Tremonti del 2010 pare non abbiano tratto alcun insegnamento dalla storia del passato e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.




 L’imperativo è: investire, investire ed ancora investire. E tra i migliori investimenti che si possono effettuare ci sono quelli sulle giovani leve. Anche attraverso i concorsi, ma non i concorsi beffa.
Per quanto riguarda L’ICE, i vincitori di quel concorso, dimostrando capacità di iniziativa e grande fantasia, hanno creato un blog di protesta (http://comitatoice.blogspot.com/) per diffondere il loro problema a più utenti possibili. Gli pseudo-vincitori erano presenti alle manifestazioni contro la manovra e saranno presenti ovunque, in futuro, per impedire che vengano calpestati i loro diritti. Eh si, proprio perché il posto di lavoro un loro diritto e perché uscire dalla crisi è un nostro diritto. Ed è nelle mani di giovani capaci e determinati che dobbiamo metterci per poterne uscire con i minori danni possibili.

 
(15.07.2010)


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Contributi presenti

15/07/2010 18.58.14 vincenzo mai:
... bel paradosso: aumentare la produttività del comparto pubblico senza fare entrare persone competenti e motivate... ma come si può ragionare in questo modo?

16/07/2010 9.46.32 Mariano:
Finalmente delle persone che alzano la testa e protestano contro questa classe dirigente. Ormai siamo prossimi allo scontro intergenerazionale, non si può far gravare il peso della crisi interamente sulle spalle delle nuove generazioni. La disoccupazione giovanile continua ad aumentare costantemente e le uniche misure che si riescono a concepire sono la limitazione del turn over e il blocco delle assunzioni. Speriamo che il maggior numero di persone comprenda che opporsi a queste limitazioni significa portare avanti una battaglia per i diritti, propri e dei propri figli.

16/07/2010 12.06.05 gaia:
il paese è alla deriva e per noi giovani resta poco da fare... o ci riprendiamo il comando o abbandoniamo la nave prima che affondi

 
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