Attualitą
Montagna: serbatoio di risorse
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Dal Cnel un invito a riavviare il dibattito sociale e politico su un grande bene comune
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 A cura di Maria Teresa Belsito
Stimolare il dibattito e la riflessione su una realtà come la montagna sembra per molti il nostalgico tentativo di riportare l’attenzione su territori marginali nel quadro dello sviluppo socio-economico del paese.
Diversamente, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), che da tempo si interessa delle politiche per la montagna, ha promosso presso il suo Parlamentino a Roma (Convegno 8 luglio “La crisi nascosta: quali strategie e fabbisogni di politiche nelle montagne italiane”), un confronto sull’argomento nella convinzione che esso costituisca un bene comune serbatoio di risorse ambientali, economiche e culturali indispensabili per una prospettiva di uno sviluppo sostenibile e duraturo.
Una attenzione che fa riflettere – come suggerisce anche il recente premio Nobel per l’economia, la signora Elinor Ostrom – sul significato e valore del bene comune da intendere come un modo di guardare, interpretare e vivere la realtà, come il ragionare in modo globalizzato, superando gli schematismi dello Stato e del mercato.
Nel corso dell’iniziativa sono stati presentati i risultati dello studio – condotto per conto del Cnel dal prof. Franco Mantino – sugli effetti della crisi economica nelle zone di montagna in alcune aree campione: la montagna dell’alto Bellunese , l’Appennino parmense e l’Area grecanica dell’Aspromonte calabrese.
L’analisi ha messo in luce le tendenze di fondo comuni a tutte le realtà montane che con l’attuale congiuntura hanno visto aggravare problemi preesistenti, dovuti a cambiamenti istituzionali, a una sostanziale riduzione degli investimenti pubblici e a una sempre più scarsa attenzione nelle politiche con provvedimenti a loro favore.
Come hanno ribadito gli intervenuti, la crisi ha avuto effetti profondi e pervasivi differenziati sia a livello di settore sia a livello territoriale ed il rischio più grande – soprattutto per le aree svantaggiate - è che essi inneschino circoli viziosi e processi di impoverimento, se non contrastati da idonee politiche di sviluppo volte a colmare i divari territoriali.
In linea generale, l’agricoltura si è comportata come settore anticiclico, resistendo meglio agli shock esterni rispetto agli atri settori maturi (manifatturiero: -20.7% ; energetico : -16.2%; costruzioni : -8.8%; commercio, alberghi e trasporti e comunicazioni -7.5%); in particolare l’agricoltura meridionale ha addirittura invertito il trend negativo con un aumento dell’occupazione dipendente e delle esportazioni (più del triplo di quella del centro-nord). Come si evidenzia nella ricerca, permane tuttavia il forte dualismo in termini strutturali tra Sud e Centro-Nord e si evidenziano diversi ritmi di crescita a livello sub-regionale a seconda della presenza o meno di realtà distrettuali, che sembrano dimostrare maggiore flessibilità organizzativa e commerciale.
Dalle testimonianze degli attori locali delle aree analizzate, emerge una dinamicità del territorio che ha saputo attivare, più di altre realtà territoriali, meccanismi di reazione differenziati grazie a un rinnovato clima di fiducia e a sistemi di rete protettivi, pur in assenza di sostegno pubblico e di difficoltà di accesso al credito. Si va dall’esperienza di MultiPhysicsLab - un laboratorio di innovazione tecnologica e reti di conoscenza realizzato dalla CM del Centro Cadore applicata a diversi settori -, alle aziende del settore agro-alimentare del parmense - che hanno saputo migliorare il marketing con innovazione di prodotto oltre che di processo -, fino all’iniziativa messe in atto da alcune cooperative calabresi, nel campo del turismo ecologico-escursionistico legato all’ospitalità diffusa in abitazioni private e mirato alla rivalutazione di antichi borghi e alla lotta contro il progressivo spopolamento.
L’incontro ha voluto porre l’attenzione sulla necessità di individuare linee di policy atte a sostenere gli operatori e le istituzioni locali e attivare percorsi virtuosi di crescita nei diversi territori. Tra le principali raccomandazioni messe in luce dal Cnel emerge in primo luogo quella di evitare forme di incentivazione indifferenziata e di puntare su forme di sostegno alla progettazione locale creando un sistema di monitoraggio e supporto agli attori pubblici e privati locali.
Si tratta, sostiene il Cnel, di ricollocare il tema della montagna tra gli argomenti all’ordine del giorno dell’agenda politica investendo risorse economiche a sostegno di un bene comune - “grande come una montagna” - invertendo il processo che, finora, ha visto sottrarre risorse umane, finanziarie, culturali di grande rilievo a vantaggio di altri territori. Contrariamente all’opinione comune la montagna va considerata come un sistema aperto le cui dinamiche risentono fortemente delle relazioni socio-economiche con i territori vicini e che costituisce un serbatoio di foreste, di acqua, di qualità della vita e di risorse umane imprescindibili per sostenere innovative strategie di sviluppo.
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(17.07.2010)
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