Cultura
Mimmo Jodice e De Chirico al Palazzo delle Esposizioni.
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Tema metafisica. La fotografia sfida la pittura.
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di CP
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 Due artisti. Due settori diversi per esprimersi. Uno fotografo e l’altro pittore. Due diverse scuole. Ma il tema affrontato nella mostra che li ospita insieme al Palazzo delle Esposizioni è quello della metafisica ed entrambi lo affrontano con ingegno e originalità. Mimmo Jodice è uno dei maggiori fotografi italiani contemporanei. È nato a Napoli nel 1934 e ha iniziato a lavorare con la fotografia negli anni Sessanta. Giorgio de Chirico, invece nasce nel 1888 a Volos, in Grecia e muore nel 1978 a Roma.
Due artisti appartenenti a vite, a paesi e a generazioni differenti ci raccontano la metafisica attraverso due forme d’arte, del dagherrotipo e del pennello, nelle quali sono maestri. Il termine metafisica deriva dal filosofo Andronico da Rodi che diede questo titolo alle opere di Aristotele. Il filosofo trattò l'essenza della realtà collocandola oltre (meta) quella della natura (studiata dalla fisica). Oggi l’empirismo e il positivismo tendono a dare un’accezione spregiativa alla metafisica, essendo, questa, considerata come una forma di conoscenza astratta e slegata dalla realtà. Quindi la metafisica è una branca della filosofia che studia i fenomeni con una prospettiva più ampia possibile, prescindendo dal loro aspetto sensibile come invece li analizza la fisica. Pertanto le scienze naturali usano valutazioni empiriche per esaminare determinati fenomeni.
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La metafisica cerca di studiare ciò che è stabile, eterno e necessario cercando di comprendere la struttura essenziale dell’essere e di rispondere alla fatidica domanda “perché l'essere piuttosto che il nulla?” (e quindi si avvicina alquanto all’ontologia). Naturalmente tra gli studi principali della metafisica c’é l’enigma protagonista della vita di tutti gli esseri umani e cioè la questione riguardante l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima.
Giorgio de Chirico è il primo artista a usare il termine “metafisica” nell’ambito pittorico per rappresentare ciò che è oltre l'apparenza fisica della realtà, al di là dell'esperienza dei sensi. Durante la prima guerra mondiale Giorgio de Chirico e il fratello Savinio, anch’egli pittore, giungono a Ferrara dove fondano, insieme a Carrà, la “Scuola metafisica”. La conoscenza tra Carrà e De Chirico avviene in luogo alquanto particolare: l’ospedale neurologico di Villa del Seminario a Ferrara. L’ambiente che il pittore frequenta nel ferrarese probabilmente lo stimola a eseguire opere estremamente stravaganti. Alcune delle caratteristiche peculiari sono: l’assenza nella tela di personaggi umani e da ciò deriva una sensazione di solitudine. Sono rappresentati manichini, statue, ombre e personaggi mitologici. Le ombre, spesso, sono troppo lunghe rispetto agli orari del giorno rappresentato. Le piazze Italiane vengono considerate misteriose e romantiche, i personaggi presenti in queste piazze sono spesso statue greche o manichini. A seguire, de Chirico dipinge nature morte con simboli geometrici e biscotti. Infine negli anni cinquanta la sua pittura è caratterizzata da autoritratti in stile barocco. Nei quadri presenti alla mostra de Chirico dà importanza in particolar modo alla natura, teatro dei particolari soggetti finora descritti. La Natura viene intesa a volte come Cosmos ordinato, a volte come Caos.
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La generazione successiva a De Chirico vede Mimmo Jodice come protagonista della sperimentazione nell’ambito della metafisica. Tra i suoi lavori più famosi ci sono le "Vedute di Napoli", “Mediterraneo”, "Eden", e "Il Reale Albergo dei Poveri". Jodice è uno dei maggiori interpreti dell’avanguardia e le sue immagini sono la trasfigurazione nell’arte fotografica della realtà oggettiva, anche se vengono rappresentati luoghi familiare come Napoli, Roma e città internazionali. La mostra è suddivisa in otto diversi momenti della vita di Jodice. Passando da “Ricerche e Sperimentazioni”, si tocca l’impegno civile con “Sociali”. Ma è soprattutto con “Vedute di Napoli”, “Rivisitazioni” e “Mediterraneo” che l’autore sperimenta la metafisica nella fotografia. Paesaggi quasi banali vengono trasformati in immagini surreali che infondono una profonda suggestione. Analogamente alle tele di de Chirico, vengono catturate immagini di sculture, architetture, manichini, utensili in luoghi come Pompei, Ercolano, Napoli, conferendo un aspetto esoterico che va oltre la fisica. Gli stessi oggetti sembrano prendere vita infondendo un’inquietudine che accompagnerà (piacevolmente, non vi preoccupate) lo spettatore per tutta la mostra. Con “Mare” la descrizione dei luoghi avviene in una dimensione atemporale che molto ricorda de Chirico.
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Per entrambi gli artisti la parola "metafisica" raffigura l'inconscio e il sogno, il surreale. I paesaggi appaiono realistici, ma assemblati confusamente. Sia nella foto che nel quadro la prospettiva è costruita secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro. L'occhio è costretto a ricercare l'ordine della disposizione delle immagini. Nelle opere tutta l'attenzione va alla scena descritta, una scena immobile fuori dal tempo, spesso un luogo silenzioso, misterioso e scevro di emozioni. Ma sarà l’emozione, in antitesi con il tema delle opere, il sentimento che invaderà il visitatore all’uscita dalla mostra. Si deduce che i due artisti riescano pienamente nel loro intento.
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(19.07.2010)
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